Celentano ha la «mania» dei grattacieli e di Albertini

Dalla mezzanotte alle 18 di ieri 245 persone hanno raccontato la loro alle agenzie di stampa su Celentano e il suo «Rockpolitik», sulle critiche del molleggiato a Milano e al suo sindaco che «vuole riempire la città di grattacieli», «che si è dimenticato che deriviamo dal bello, anche lui deriva dal bello, anche se guardandolo adesso non si direbbe». Una novità? Macché, il «disco» è di quelli già trasmessi.
Ottobre 2003, Celentano incide un nuovo disco e inserisce una dedica al sindaco, Gabriele Albertini, sotto la sua vecchia canzone «Un albero di trenta piani». Sul Giornale del 16 ottobre (la firma è di Maurizio Giannattasio) si racconta di un molleggiato che accusa Albertini di volere i grattacieli alla Fiera e di dimenticare le case popolari in periferia. «Ma il Comune dice che la città è moderna e non ci devi far caso se il cemento ti chiude anche il naso - scrive Celentano - mentre «i motori delle macchine già ci cantano la marcia funebre». E conclude: «Ahia. Non respiro più, mi sento che soffoco un po’, sento il fiato che va giù, va giù e non viene su, vedo solo qualcosa che sta nascendo... forse è un albero, sì è un albero di trenta piani».
E il sindaco? Risponde alle (nuove) critiche di Celentano da Roma. (...)