Celentano: "L’Italia può diventare il Paese più onesto del mondo"

L’artista pubblica un doppio cd con due inediti («Sognando Chernobyl» e
«La cura»). «Siamo pigri e imprevedibili. Ma se ci impegniamo...»

Milano Et voilà, Adriano Celentano stupisce anche questa volta. Pubblica un doppio cd con alcuni dei brani migliori della sua carriera, lo intitola L’animale, ne studia addirittura la copertina (con il sofisticato «lenticolare morphing» a 14 elementi) e poi divide il progetto in due parti: «Canzoni d’amore» e «Canzoni contro». D’altronde lui è così, lo straordinario cantore di un sentimento che in più di quarant’anni è cresciuto con lui dagli slanci dolci di Una carezza in un pugno alla consapevolezza amara di Hai bucato la mia vita. Ma è anche il visionario di Svalutation, il protoambientalista di Un albero di trenta piani, capolavori di sintesi, autentici j’accuse che in tanti anni non hanno perso un grammo della loro forza e, ascoltandoli oggi, conservano frenetico il loro vigore. In più, già che c’era, Celentano ha inserito ne L’animale due inediti, il forte Sognando Chernobyl e La cura di Battiato che illuminano di luce scura e amorevole un album capace di scendere fino in fondo all’animo tanto è intenso.
Caro Celentano, si presenta in modo «bitematico». In questi giorni, visto quello che sta succedendo, si sente più vicino alle «canzoni d’amore» o a quelle «contro»?
«Le canzoni d’amore sono dentro di me fin dalla nascita. L’amore è il motore che ci fa muovere. Senza di esso saremmo gelide statue di ghiaccio. Ed è proprio questa forza seriamente minacciata che mi ha spinto a scrivere una canzone come Sognando Chernobyl».
Con lei «La cura» sembra quasi una canzone nuova. Perché l’ha scelta e com’è andata con Battiato?
«Con Battiato è andata benissimo. Lui è un grande, l’ho sempre ammirato per tutte le cose che ha fatto, e La cura credo sia una delle più belle canzoni d’amore degli ultimi anni, fino a un secondo prima di Storia d'amore. L’idea è stata di Claudia e io ho subito detto sì. Battiato era felicissimo, tant’è vero che ha interrotto il suo lavoro in sala d’incisione per fare lui l’arrangiamento. Un giorno lo chiamo al telefono e gli dico: “Ciao Franco, sto incidendo il tuo pezzo, se per caso ti cambio la melodia su una parola ti incazzi molto?” Lui è scoppiato a ridere e mi ha detto: “Tu puoi fare quello che vuoi, stravolgere la canzone, cantare la fine prima dell’inizio”. La parola era: “e guarirai...”».
Nel brano «Sognando Chernobyl» c’è anche un neologismo: «pronuclearidi». Identifica quel tipo di politico favorevole all’energia nucleare. Anche Obama lo è, o almeno pare. Cosa pensa della sua elezione?
«Ho creduto in lui fin dall’inizio, in tempi non sospetti. Non credo sia favorevole al nucleare; ma se lo fosse, penserei che nessuno è perfetto. Nel suo sguardo si intravede l’uomo capace di ammettere i suoi errori, qualora ce ne fossero. Gesti che solo i grandi sanno fare. E io credo che Obama lo sia».
Un giorno qualcuno ha detto che lei ha dei «toni da San Francesco». Però in «Sognando Chernobyl» sembra più Iacopone da Todi.
«San Francesco rappresenta le fondamenta della scala celeste che porta a Dio. Iacopone da Todi che, difendendo a spada tratta il rigore della “regola di San Francesco” contro il volere di Bonifacio VIII che voleva invece attenuare questa regola, finisce prima scomunicato poi imprigionato. Sono lusingato quindi, per l’accostamento ai due personaggi. È bello avere i toni di San Francesco e la dolce spregiudicatezza di Iacopone da Todi. Alle nozze del fratello si presentò nudo cosparso di grasso rivoltato fra le piume. In Sognando Chernobyl lui potrebbe essere il giullare che canta la fine del mondo; mentre il gruppo spirituale con il quale si schierò contro Bonifacio VIII, il coro che invoca Dio per scongiurare la fine».
«Svalutation» e «I want to know» sembrano scritte oggi, soprattutto per i temi di cui trattano. Nella prima c’è il verso: «Ma quest’Italia qua/ se vuole sa/ che ce la farà». Ci crede ancora?
«Il momento che stiamo attraversando è talmente fragile che non riguarda soltanto l’Italia, ma tutto il mondo. La disonestà si è globalizzata a tal punto che tutti i paesi ne sono schiavi, compresa l’Italia. Sono del parere che i singoli paesi dovranno affrettarsi, prima che sia tardi, a percorrere due strade parallele: una, l’adesione assoluta all’Onu, deciso a salvare le generazioni future dal flagello di tutte le guerre e non sia mai di quella atomica. L’altra, combattere, ognuno nel proprio paese la disonestà senza lasciare spazio neanche alla più piccola che, pur se non perseguita, dev’essere per l’uomo un piccolo punto di vergogna. Gli italiani sono pigri, ma anche imprevedibili. Se capiscono il meccanismo e si impegnano potremmo diventare il Paese più onesto del mondo».
È stato annunciato che lei farà presto un altro show in televisione. Conferma?
«Qualcuno vuole spronarmi e lo ha deliberatamente annunciato. Certo mi piacerebbe. La voglia di giocare col pubblico e di spiazzare voi giornalisti è sempre stimolante. Ma devo pensarci».
I suoi programmi tv creano un gigantesco bacino di ascolto. Ma si dice che i suoi compensi siano nettamente inferiori rispetto a quelli di altri showman, anche suoi colleghi (come ad esempio Gianni Morandi).
«Non solo di Gianni Morandi ma anche di qualcuno inferiore a lui. Ma è giusto così. Ognuno pattuisce con il padrone quel che per lui ritiene giusto. Poiché il padrone, dice Gesù, “del suo, ognuno è libero di fare ciò che vuole”. E siccome quello che mi dà la Rai è giusto per il lavoro che devo fare, non capisco perché dovrei accusarla se a un altro ha dato di più».