Celentano non basta a resuscitare Santoro

RomaSanremo è Sanremo, Celentano è Celentano, ma Celentano a Sanremo (su Raiuno) non è Celentano da Santoro (sulle tv locali). La messa non cantata del Molleggiato intervistato a scatola chiusa da Servizio Pubblico non fa boom, anzi. Il monologo di Celentano, che dietro gli occhialetti scuri sembrava leggere un gobbo con le risposte pronte (battute incluse) ha portato Santoro al 6,71% di share (1 milione e 688mila telespettatori), vale a dire un punto in meno della media del programma (7,68% di share). Un ascolto buono ma non eccezionale, soprattutto considerata la fatica fatta da Santoro per ottenere quell’intervista da Celentano, che cura maniacalmente (insieme alla moglie producer Claudia Mori) le proprie apparizioni televisive. Siamo molto lontani dagli ascolti dell’inizio, con la prima puntata del programma al 12 per cento di share (Santoro: «Ho rivoluzionato la tivù!»), la seconda e la terza attorno al 10, ma in costante discesa. L’unica vera soddisfazione per il gruppo di Santoro è di aver battuto, anche grazie al Molleggiato, l’ex collaboratore ora nemico Corrado Formigli, che va in onda in contemporanea su La7. Il suo Piazzapulita ha registrato una media share del 3%, quindi meno di Santoro. E si dice che il confronto di ascolti con Formigli sia la prima cosa che controllino, lui e Travaglio, la mattina del venerdì...
Eppure la suspense era stata creata in tutti modi, anche con l’escamotage di far dire a Sandro Parenzo, editore di Telelombardia e capofila del netwok di tv che trasmette Servizio Pubblico, che non avrebbe «mandato in onda l’intervista a Celentano prima di averla vista». Un avvertimento verosimilmente concordato, perché mai avrebbero rinunciato a trasmettere Celentano, ancora al centro di polemiche una settimana dopo il suo monologo a Sanremo. Quell’intervento, tra l’altro, è ora all’attenzione del Comitato etico della Rai, una commissione di tre dirigenti che dovrà valutare se Celentano ha violato le regole «etiche» che anche lui ha sottoscritto nel contratto, e proporre quindi al consiglio di amministrazione Rai delle sanzioni per il cantante, anche rispetto al suo stratosferico cachet di 700mila euro per due puntate (compenso che Celentano ha difeso: «Quelli non sono soldi dei contribuenti, sono miei, come quelli di un falegname che fa un tavolo»).
Comunque Celentano riesce a produrre casino anche indirettamente. Stavolta di mezzo ci finisce Lucia Annunziata, con una frase che ha provocato le ire della associazioni per i diritti degli omosessuali. «Difenderei Celentano anche se dicesse di mandare i gay ai campi di sterminio», ha detto la giornalista ospite in studio. Una provocazione ovviamente, che «veniva infatti alla fine di un discorso in cui ho preso nettamente le distanze sui contenuti dagli attacchi fatti da Celentano all’intera stampa italiana. Ho difeso la libertà di espressione dell’artista, ma ho usato l’esempio - di proposito estremo - della ferocia anti-gay per rendere più chiara l’esistenza anche di una contraddizione tra questo diritto e il merito delle opinioni che si esprimono» spiega la Annunziata che, a scanso di equivoci, ha deciso di dedicare una puntata del suo In mezz’ora (il 4 marzo) al tema dell’odio anti-gay. Basta a placare gli omosessuali offesi? Forse, per ora si arrabbiano: «Parole inqualificabili».