Celentano paladino della libertà? Censura gli altri

Per sé chiede autonomia. Ma vuol chiudere "Avvenire" e "Famiglia Cristiana" che lo criticano

Adriano Celentano è molto attento alla libertà d’espressione. Non c’è suo intervento televisivo che non sia stato preceduto da roboanti polemiche (preventive) contro la (eventuale) censura dei suoi monologhi ad opera di occhiuti funzionari-sbianchettatori. Anche in occasione della sua calata a Sanremo ha fatto sapere a tutti che non avrebbe accettato la benché minima correzione ai testi dei suoi interventi. Quindi, avendo capito che nessuno intendeva toccare le sacre scritture celentanesche, si è lamentato perché l’emittente di Stato si è rifiutata di mandare in onda uno spot sanremese, in stile Tafazzi, in cui Adriano invitava il pubblico a cambiare canale. Più che di censura, trattasi di legittima difesa. Comunque, la posizione di Celentano è del tutto condivisibile. I tagli sono inaccettabili e lui fa bene a non accettarli. Se poi il cantante faccia buon uso della totale autonomia che si è conquistato, è un altro discorso.
C’è però un problema. Il Molleggiato rimbalza tra pensieri e opinioni contrastanti. La sua libertà è fondamentale. Quella degli altri invece non conta un fico secco. Per questo, colpito dalle critiche di Avvenire e Famiglia Cristiana sul cachet devoluto in beneficenza, ha replicato, nel monologo dell’altroieri, come il peggiore dei censori. E ha chiesto la chiusura delle due testate cattoliche definite «ipocrite» perché, a differenza di Don Gallo, non difendono i poveri. Di per sé, una sciocchezza qualunquistica, resa ancora più fastidiosa da una serie di fattori: è una ripicca personale spacciata per messianico intervento sulla vita e la morte; ancora peggio, per regolare i conti, Celentano ha approfittato del palco dell’Ariston, nel corso di una trasmissione seguita da milioni di spettatori. Peccato che i direttori dei quotidiani tirati in ballo non abbiano potuto replicare in diretta, come sarebbe stato giusto.
Celentano, a questo punto, dovrebbe rinunciare per sempre a vestire i panni del paladino della libertà. Scommettiamo che invece è pronto a reindossarli, magari prima della fine del Festival?