Celestini «Pecora nera» in manicomio

Tre monologhi in tre fine settimana, per dire addio a via Sangallo. Il Teatro Ciak sceglie Ascanio Celestini e la sua trilogia da palcoscenico come lungo e meditato saluto alla storica sede nel cuore di Città studi. Dopo di che, quello che è uno dei templi milanesi del teatro comico e da cabaret si sposterà alla Fabbrica del Vapore, in zona Monumentale. I monologhi dell'attore romano - «Scemo di guerra» (portato in scena lo scorso weekend), «La pecora nera» e «Appunti per un film sulla lotta di classe» - sono in fondo una chiusa in sintonia con lo stile del Ciak: sorridere sì, ma senza smettere di pensare. Ascanio Celestini, attore, scrittore, autore televisivo e radiofonico ed esponente del cosiddetto «teatro della memoria», compie con questi spettacoli una sorta di viaggio nel tempo, da un passato lontano (ma poi non troppo) a un presente che ci corre appresso con il suo logorante mix di comodità e inquietudini. Celestini fa dell'impegnativo equilibrismo tra un'ironia implacabile e una missione di denuncia sociale: a qualcuno sembrerà demodé, ma non a lui, che ha scelto il trampolino delle storie individuali - raccolte in famiglia, in mondi quotidiani ma anche, come dire, «outsider» - per parlare della storia generale. «La pecora nera», in cartellone fino a oggi, è un viaggio nei manicomi italiani: «Tre anni di interviste, ho raccolto storie. I manicomi esistono ancora, per davvero. Si pratica ancora l'elettrochoc. Non sono solo un luogo fisico, sono un'ideologia. E io racconterò storie che fanno ridere, ma dalla disperazione». «Appunti per un film sulla lotta di classe» (23-25 novembre) è l'ultimo appuntamento in via Sangallo: «Ho seguito per due anni un gruppo di giovani precari impiegati in un call center romano - spiega l'attore -. Da almeno 10 anni la situazione per i giovani è drammatica, e non ne faccio un problema di colore politico. I governi di centrodestra e centrosinistra hanno preso a considerare la precarietà naturale e inevitabile come la pioggia. Piuttosto io la chiamerei pioggia acida. Appunti per un film sulla lotta di classe è uno spettacolo sicuramente amaro ma anche brillante - conclude Celestini -. Può addirittura essere considerato ottimista, perché in questi mesi ho potuto vedere come i giovani di quel call center a Roma si sono organizzati nel rivendicare alcune tutele di base per il loro impiego. Forse un po' sono servito anch'io».
Al Teatro Ciak stasera,
e il 23-25 novembre
Ore 21
Ingresso 27,50 euro
Per informazioni 02.76110093