Celle troppo fredde, liberati i vandali

I magrebini fermati dopo le devastazioni nel quartiere multietnico
portati in un centro d’accoglienza. Ma c’è un termosifone
rotto: tutti fuori

Milano - Pulizia, ordine, rinforzi. Se ne parla tanto in questi giorni milanesi di risse tra stranieri sfociate nell’omicidio, nelle aggressioni e nei danneggiamenti di sabato scorso in via Padova. Purtroppo i clandestini trovati e fermati dopo i disordini sono già liberi. Hanno in mano l’ordine del questore a lasciare il territorio entro 5 giorni e quello di espulsione del prefetto, ma restano liberi. Il centro di via Corelli, dove alloggiano i clandestini in attesa di espulsione, infatti, è sovraffollato e non può ospitare altri immigrati. Durante l’ultima rivolta, circa un mese e mezzo fa, gli stranieri hanno divelto un termosifone e una telecamera all’interno di uno dei due edifici da 28 posti che in via Corelli sono destinati agli immigrati di sesso maschile. Così lo stabile è stato chiuso a data da destinarsi. «E per soggetti abituati a delinquere, a infrangere la legge, l’ordine del questore e quello del prefetto hanno lo stesso valore della carta straccia» sospira Emanuele Brignoli, bergamasco, 39 anni, segretario generale regionale Lombardia Ugl polizia di stato (8mila iscritti in tutta Italia, 700 nella sola Lombardia).

La sua analisi, dopo i recenti disordini tra immigrati, punta dritto al vero problema di Milano. Che non è principalmente quello dei cosiddetti «numeri», della mancanza in città di personale delle forze dell’ordine: le indagini, infatti, vanno avanti comunque e, proprio ieri pomeriggio, gli investigatori della squadra mobile hanno arrestato un domenicano regolare di 31 anni, accusato di essere coinvolto nella morte dell’egiziano ucciso e dei suoi due connazionali feriti sabato pomeriggio. Piuttosto il segretario dell’Ugl-polizia di stato critica le modalità di espulsione dei clandestini.

«Certo: servirebbero anche i rinforzi promessi visto che i 170 uomini delle forze dell’ordine arrivati recentemente sono solo aggregati e presto faranno ritorno alle loro sedi - spiega -. Tuttavia credo che, prima di tutto sia necessario incrementare i posti nei centri d’identificazione affinché le espulsioni siano certe. Non è possibile che un locale freddo per la mancanza di un termosifone, spinga a chiuderlo e a eliminare improvvisamente 28 posti altrimenti destinati a clandestini trattenuti e in fase di espulsione, obbligandoci a lasciarli liberi a tutti gli effetti! E non parlo solo degli irregolari fermati in via Padova, che in questi giorni rappresentano l’emergenza, ma anche degli stranieri condannati a scontare una pena e che, una volta fuori dal carcere, dovrebbero essere espulsi subito. Soggetti veramente pericolosi, insomma, non ladri di polli. Ecco: anche loro vengono rimessi in libertà se in via Corelli non ci sono posti. Se questo vi pare giusto..».

Spieghiamo. Attualmente nel Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di via Corelli ci sono cinque moduli, come vengono chiamate le costruzioni in muratura che ospitano gli stranieri trattenuti. Uno di questi può contenere fino a 20 persone ed è riservato ai richiedenti asilo, un altro da 28 posti è riservato ai transessuali, un terzo sempre da 28 posti è per le donne, infine ce n’è uno solo che ospita al massimo 28 uomini poiché il suo «gemello» (anch’esso riservato agli stranieri di sesso maschile) è quello chiuso dopo gli ultimi disordini. Naturalmente l’unico modulo riservato agli uomini è attualmente in overbooking, una sorta di sovraprenotazione insomma: gli immigrati clandestini accompagnati all’ufficio immigrazione in questi giorni sono parecchi, come si può immaginare. E allora come si risolve il problema? Con il foglio di espulsione che li riporta in libertà?

«I posti che le questure italiane devono destinare agli stranieri vengono decisi giornalmente dal ministero degli Interni - spiega Brignoli -. Facciamo un esempio: se il Viminale decide che due stranieri da Oristano devono venire al Cie di Milano e questo si riempie completamente, la questura milanese è costretta a chiedere, per i propri stranieri trattenuti, posti in altri centri d’identificazione ed espulsione italiani, per esempio a Gorizia. Purtroppo in questi giorni a Milano non si parla più di uno o due clandestini accompagnati in questura e poi fermati, ma di numeri a due cifre. E se in via Corelli ci fosse la disponibilità di tutti i 56 posti (28+28) destinati agli immigrati irregolari di sesso maschile, ne avremmo almeno una decina liberi ogni giorno per il cosiddetto «riciclo». E per risolvere eventuali emergenze dovute a episodi come quello accaduto sabato in via Padova».