Cellula nata alla fine degli anni Ottanta

Milano - Un'operazione che "finalmente" ha permesso di far luce sulla "cellula per la costituzione del partito comunista combattente", che era divenuta la "spina nel fianco degli investigatori", caratterizzata da "una forte natura eversiva". Il direttore della Polizia di Prevenzione Carlo De Stefano, commenta così la maxioperazione contro il terrorismo. "Con l'operazione di Milano - dice - si è finalmente fatta luce sulla cellula per la costituzione del Partito Comunista combattente che, nata alla fine degli anni '80 come costola dell'Unione dei Comunisti combattenti, si era subito evidenziata per la sua forte natura eversiva con la fitta diffusione di scritti che teorizzavano i principi rivoluzionari del marxismo-leninismo".

Nonostante fossero stati raccolti "numerosi indizi sui responsabili", spiega ancora De Stefano, "non si era mai venuti a capo dell'organizzazione che costituiva la spina nel fianco degli investigatori, soprattutto quando dalla lettura dei documenti prima e dell'opuscolo "L'Aurora" dopo, si avvertiva la preoccupante evoluzione del progetto politico e rivoluzionario della cellula". De Stefano ricorda che tutto ciò accadeva «mentre il neocostituito gruppo delle brigate Rosse Pcc, capeggiato da Nadia Lioce, portava a compimento due dei più efferati delitti terroristici con l'uccisione del professor D'Antona e del professor Biagi. "Si tratta di una cellula - spiega ancora il direttore della Polizia di prevenzione che ha coordinato le indagini, che, da un'analisi dei documenti manifesta una decisa critica dell'impostazione militarista delle Br-Pcc, privilegiando la natura movimentista dell'organizzazione, attraverso l'esercizio della cosiddetta propaganda armata, azioni cioè dimostrative di forte impatto mediatico, ma pur sempre violente".