Il cellulare anti-intercettazione? Costa 7 euro

Nella Chinatown si attivano telefonini senza presentare documenti d’identità: impossibile rintracciare il proprietario

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Il popolo variegato degli intercettati, gli afflitti da microspia, le vittime croniche di Echelon, insomma quelli che (mal)vivono convinti di avere i telefoni sotto controllo da oggi possono dormire sonni tranquilli. Con buona pace per mafiosi, usurai e spacciatori, l’incubo è finito. Basta fare un salto in qualche negozio di telefonia a Chinatown, quartiere dagli occhi a mandorla a Milano. Lì, risolvono il problema. In diversi esercizi vendono le schede telefoniche ricaricabili senza né chiedere né registrare il documento d’identità, la patente o il passaporto dell’acquirente. Come invece impone, proprio per questioni di sicurezza, la legge. Così con una manciata di monetine, 7 euro s-e-t-t-e, si acquista una linea telefonica portatile a prova di cimice o microspia. Perché? Semplice: senza dare il documento, il numero seppur attivo rimane nei cervelloni dei gestori senza proprietario. Quindi quando a Wind, Tim, Vodafone o altri le forze di polizia chiedono il numero o i numeri di telefono intestati al signor Rossi per intercettarli, le società non potranno indicare anche la linea ricaricabile acquistata in Chinatown proprio perché questa non risulta attribuita ad alcuno. Insomma un’area franca, uno spazio nell’etere bonificato e (quasi) irraggiungibile dagli strumenti tradizionali utilizzati dalle forze di polizia per intercettare delinquenti e terroristi.
Il tam tam è corso veloce tra spacciatori, malavitosi e truffatori. E chi vuol proteggere le proprie conversazioni si è messo in fila. Basta entrare nei negozi per farsi un’idea. L’offerta in zona non manca. Anzi. In appena mezz’ora abbiamo acquistato tre schede in due negozi diversi. Il tempo di raggiungere i diversi negozi segnalati in zona. La vendita sottobanco è rapida. Chiamarla sottobanco è un eufemismo visto che il commerciante vende senza preoccuparsi degli altri clienti presenti in negozio. Così basta entrare e chiedere una normale «scheda ricaricabile», aggiungendo due parolette magiche: «senza documento». Detto fatto. Il negoziante ti squadra un attimo e poi chiede: «Vodafone o Tim? Quante?». La vendita sottobanco è quasi conclusa. Si paga e tanti saluti. Solo nel terzo esercizio non ci hanno accontentato. «Passi martedì, le abbiamo appena finite». Domanda alta per clientela di ogni tipo: italiani ed extracomunitari, in prevalenza brutti ceffi e balordi. Davanti a noi un ragazzo marocchino ha acquistato in un colpo sei schede Vodafone a 20 euro ciascuna. Comprese le 10 euro di traffico già presente in ogni scheda, significa che ha pagato esattamente quanto avrebbe sborsato nei negozi convenzionati Vodafone. Venti euro per le ricaricabili con 10 euro di traffico e 10 euro quelle con 5 euro di traffico disponibile. In un altro negozio i prezzi sono più cari: 12 euro per quella con traffico da 5 euro. In pratica con 5-7 euro hai la tua scheda senza aver firmato documenti e soprattutto senza mostrare la carta d’identità che il negoziante deve ops dovrebbe fotocopiare.
Da dove arrivino queste schede ricaricabili vendute con troppa facilità a Chinatown non è dato sapere. Non si sa se siano state sottratte ai colossi della telefonia mobile o riprodotte individuando numeri inattivi. Di sicuro i gestori sono parti lese, ma non è questo il primo problema. È infatti una questione di sicurezza. A Chinatown, quartiere dove sono rimasti gli ausiliari del traffico a rappresentare la legge, nessuno sembra accorgersi di nulla. Qualche mese fa si scoprì che da due anni un signore aveva aperto nientemeno che una banca clandestina, senza autorizzazioni bancarie e sportelli legali. Novecento clienti. Nessuno ne sapeva niente. Nemmeno gli ausiliari della sosta.
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