Un cellulare e un pugno d’euro: il prezzo per cedere la sua bebè

da Reggio Calabria

Un cellulare, la promessa di un’automobile ed alcune migliaia di euro. È quanto una giovane di Cittanova, Barbara Sgambetterra, avrebbe ricevuto in cambio della vendita della figlia. La bambina, che oggi ha quattro mesi, è stata ceduta ad una coppia senza figli.
La vicenda è stata scoperta da carabinieri e polizia, che su ordine della procura di Palmi hanno arrestato la madre della bambina, la coppia di coniugi che l’avrebbe comprata, Giuseppe Brancati e Concetta Albanese, e la mediatrice della vendita, Tullia Calopresti. Agli arresti domiciliari sono finiti, invece, Rita Corica ed Antonio Calopresti, medico e dipendente dell’Asl di Messina, rispettivamente madre e fratello di Tullia Calopresti.
La vicenda non è maturata, come era avvenuto in passato in altri casi simili, in un ambiente sociale degradato. «In realtà - ha commentato un investigatore - ci troviamo di fronte, più che ad ambienti, a mentalità degradate per le quali il destino di una bambina vale davvero molto poco».
Le indagini erano partite alcuni mesi fa dopo che il fidanzato di Barbara Sgambetterra, ignaro di tutta la vicenda, si era presentato ai carabinieri. Raccontando di come la ragazza fosse sparita forse per abortire.
L’indagine s’incrociò subito con un’altra inchiesta in cui era coinvolta Tullia Calopresti per altri fatti. Da qui le intercettazioni telefoniche che misero in luce la trattativa che la giovane incinta aveva intrapreso con la coppia che non riusciva ad avere figli. Per lei del resto si trattava di una semplice gravidanza indesiderata. Di un figlio di cui sbarazzarsi.
Barbara Sgambetterra, dopo avere conosciuto, grazie a Tullia Calopresti, Giuseppe Brancati e la moglie, per i quali aveva lavorato come colf, da quel momento diventa oggetto delle particolari attenzioni della coppia. Brancati e Concetta Albanese seguono giorno dopo giorno la sua gravidanza e, dopo averle regalato un cellulare, cominciano a versarle, a più riprese, somme di denaro. Promettono anche di regalarle un’automobile. La coppia non vuole farsi sfuggire l’occasione di avere quel figlio che desidera da sempre e per ottenere il suo scopo, dopo avere tentato inutilmente di adottare un bambino, decide di seguire la strada dell’illegalità. In prossimità della fine della gravidanza, interviene Antonio Calopresti e fa ricoverare Barbara Sgambetterra nel Policlinico di Messina. La ragazza viene accompagnata da Concetta Albanese, che l’assiste durante il parto. La neonata viene poi dichiarata da Giuseppe Brancati come propria figlia al Comune di Messina e spacciata come frutto di una relazione extraconiugale con Barbara Sgambetterra. La madre della neonata, a sua volta, ai carabinieri di Cittanova riferisce di avere perso la figlia per un aborto spontaneo. Ma ai militari basta poco per scoprire che non è così e che in realtà la ragazza ha venduto la figlia. La piccina adesso, su disposizione della Procura di Palmi, è stata tolta alla coppia che l’aveva comprata ed affidata ad un istituto gestito da suore. Il suo futuro, a questo punto, è quello dell’adozione.