Cellulari, l’Europa si arrende all’Asia

La società taiwanese chiude in Germania: a casa 3mila dipendenti

Maddalena Camera

da Milano

Nonostante l’elevatissimo numero di utenti l’Europa produce sempre meno telefoni cellulari. La manodopera troppo cara e i costi elevati non rendono efficiente la produzione.
Così dopo un anno di tentativi i taiwanesi di Benq che avevano rilevato le attività di telefonia cellulare dal gigante tedesco Siemens hanno dovuto gettare la spugna. I siti produttivi di Kamp-Lintfort e di Bocholt saranno smantellati come pure gli uffici di Monaco di Baviera che complessivamente occupano 3mila addetti. Dopo Ericsson alleata a Sony e Alcatel che ha costituito una società per i cellulari con i cinesi di Tcl, anche Siemens non ce l’ha fatta. E la chiusura delle sue fabbriche è passata tramite la «vendita» a Benq. Una cessione particolare in quanto era stata la stessa Siemens a pagare 250 milioni di euro a conferire le sue attività alla società taiwanese. Ma l’integrazione tra le due società non è andata per il verso giusto in un settore ultracompetitivo come quello dei telefoni cellulari dove, oltre alla tecnologia, conta ormai moltissimo anche il design. Benq non è riuscita a lanciare modelli competitivi tanto che la sua quota di mercato si è ridotta dal 5,5 al 3%. Nei prossimi giorni, BenQ Mobile Germania farà ricorso alla procedura fallimentare presso il tribunale di Monaco. La società sposterà tutto in Asia dove intende continuare a livello globale nel business della telefonia cellulare con il marchio BenQ-Siemens, concentrandosi su aree geografiche a maggior interesse strategico, forte delle strutture produttive e di ricerca e sviluppo situate in Cina e a Taiwan.
«Nonostante i progressi compiuti nella riduzione dei costi, l’aggravarsi delle perdite ha reso necessario adottare questa dolorosa decisione», ha detto K.Y. Lee, presidente di BenQ Corporation. Ieri il titolo Benq ha recuperato il 3,7% sulla Borsa di Taipei mentre a Francoforte è crollato Infineon (-6%) ossia la società di chip che era il maggior fornitore di Benq. In Europa ora solo Nokia resiste all’attacco dei giganti asiatici grazie a una quota di mercato enorme, oltre il 30%. In realtà però anche la società finlandese si è arresa all’Asia spostando in Cina e India la produzione e mantenendo in Europa solo le fabbriche per i modelli di gamma alta oltre che alcuni centri di ricerca e sviluppo. I guai però per i colossi mondiali del settore (oltre a Nokia c’è Motorola che ha il 21% del mercato e Samsung con il 12%) sono appena cominciati. Ieri Vodafone ha annunciato il lancio, entro ottobre, anche in Italia di un cellulare low cost di terza generazione, ossia Umts. Il nuovo Vodafone 710 sarà prodotto dalla cinese Huawei e dotato di doppia fotocamera, Mp3, memoria espandibile e connessione Bluetooth. Del resto solo le società che riescono a produrre grandi volumi di telefoni cellulari riescono a chiudere i bilanci in utile nonostante la contrazione dei margini. Sul fronte delle previsioni però il mercato è in grande espansione. Secondo la società di ricerca Gartner, le vendite di telefonini cellulari entro il 2009 supereranno la quota di un miliardo di unità all’anno. E nel mondo gli utenti della telefonia mobile in quell’anno raggiungeranno i 2,6 miliardi.