Cellule staminali, il Vaticano contro Obama

Il cardinale Barragan contro il piano del nuovo presidente Usa ribadisce il no all'uso delle cellule staminali embrionali: "Sì a quelle da cordone ombelicale o adulte". Poi la Santa Sede denuncia le troppe morti di neonati: 4 milioni ogni anno entro i 26 giorni di vita

Città del Vaticano - La Santa Sede è il primo ostacolo per Obama. Appena annunciato il piano del nuovo presidente degli Stati Uniti sull'uso delle cellule staminali embrionali. Il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per la Salute, ha confermato la propria contrarietà al prelievo di cellule staminali da embrione, incoraggiando invece l’utilizzo di quelle estratte da cellule adulte o da cordone ombelicale. "Le staminali embrionali - ha detto il presidente del Pontificio consiglio per la Salute - non servono a nulla", mentre "si sono ottenuti ottimi risultati con il prelievo da cordone ombelicale o da cellule adulte ed emopoietiche". Il no "vale per tutti", sottlinea Barragan, ed è quindi rivolto anche agli Stati Uniti. Il cardinale ha però precisato di non "conoscere a fondo la posizione" del futuro inquilino della Casa Bianca.

Troppi neonati morti Sono "troppi", secondo il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, i neonati che muoiono ogni anno entro i primi 26 giorni di vita: sono circa 4 milioni - ha detto il porporato presentando in Vaticano la Conferenza Internazionale sul tema La Pastorale nella cura dei Bambini malati, promossa dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari dal 13 al 15 novembre in Vaticano. "Occorre fare ogni sforzo per salvarli - ha aggiunto Barragan - assicurando loro la massima assistenza, sanitaria e spirituale".

I dati dell'Onu Ogni giorno 1.600 donne ed oltre 10mila neonati nel mondo perdono la vita per cause legate alla gravidanza e al parto. Il rapporto annuale sullo stato della popolazione nel mondo del Fondo Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) conferma anche quest’anno la situazione di allarme in cui vivono nel mondo le donne. I due terzi dei 960 milioni di analfabeti, infatti, sono donne, ragazze e bambine; il 61% delle persone colpite dall’Hiv nell’Africa Sub-Sahariana sono donne; i tre quinti del miliardo di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno sono donne. Ed ancora: 1 donna su 5 ha subito una qualche forma di violenza, violenze declinate in tanti modi, che aumentano in caso di conflitto armato o quando per migrare si finisce nella rete della tratta di esseri umani. Interrogandosi sui perchè di tanta ineguaglianza di genere sui diritti, il rapporto dell’Unfpa 2008 - titolato "Punti di convergenza: cultura, genere e diritti umani" - propone agli attori impegnati nella cooperazione allo sviluppo di includere una nuova componente nei propri programmi: la cultura. O meglio, la cultural fluency. Un concetto nuovo - dice l’Aidos - che sfida la globalizzazione, il "pensiero unico", i preconcetti culturali, ma anche le contrapposizioni Nord-Sud, Islam-Cristianesimo, migranti-residenti.

La denuncia del Vaticano Nello scorso decennio oltre due milioni di bambini sono stati uccisi nel corso di conflitti armati, 6 milioni sono rimasti invalidi, decine di migliaia sono stati mutilati dalle mine antiuomo, mentre, di recente, sono stati reclutati 300mila bambini soldato. Oltre 4 milioni e 300mila bambini sono morti di Aids, ogni giorno, solo in Africa 7mila sono colpiti dal virus, e si contano già in oltre 14 milioni gli orfani a causa di questa malattia. La povertà resta la causa principale delle malattie dell’infanzia. Un miliardo e duecento milioni di persone vivono con meno di un dollaro al giorno. Perfino nei Paesi più ricchi, un bambino su sei vive sotto il livello di povertà. Il problema della droga, poi, si è esteso in proporzioni allarmanti anche agli stessi centri scolastici infantili. Il 30% dei bambini con meno di cinque anni soffrono la fame o sono mal nutriti, mentre il 50% di tutta la popolazione dell’Africa sub-sahariana non ha accesso all’acqua potabile.