«Cemento armato» Brizzi e Martani steccano il copione

Sono gioviali, trentanovenni, fumettari tendenza Marvel, soprattutto eclettici. Scrivono le farse natalizie per De Laurentiis, incluso il nuovo Natale in crociera, sbancano i botteghini con i sentimentali Notte prima degli esami uno e due, si scambiano i ruoli alla regia, prendendosi anche il lusso di rinverdire le storie di gangster usando le stesse facce delle loro commedie liceali. Sono Fausto Brizzi e Marco Martani, «i re dei film popolari» secondo La Repubblica, i nuovi golden boys del cinema italiano, come neanche i Vanzina ai tempi d'oro. Però con Cemento armato, tetro, rugginoso e molto per male, il gioco non ha funzionato. Doveva fare da battistrada alla riscoperta del noir-poliziesco, proporsi come una scommessa ragionevolmente ardita: invece, nonostante le copertine dei settimanali glamour e il tam-tam in rete, dopo quattro giorni il film ristagna sotto il mezzo milione di euro, 445 mila per la precisione, con 300 copie in giro. Si capisce che sono avviliti, pure stupiti.
I critici, salvo rare eccezioni, hanno stroncato. Avrete letto il nostro Bertarelli, ma c'è chi, come Porro sul Corriere, ha scritto di peggio: «Il film è solo un fotoromanzo criminale in cui tutto appare artefatto, fasullo, a cominciare dal perfido Faletti cui non si crede un attimo». Magari è un riflesso tutto italiano verso i vincenti, una diffidenza legittima verso le rivalutazioni di gusto rétro travestite da esperimento popolare, oppure il film non ha proprio saputo intercettare il pubblico ventenne al quale pure si rivolgeva, per stile e cast. Vai a saperlo.
È possibile che adesso Martani ci pensi due volte prima di riprovarci con La notte di Peter Pan, thriller claustrofobico tratto dal romanzo di Piero degli Antoni. O al contrario tirerà diritto, sempre con la complicità del sodale Brizzi e del produttore Lucisano, incassando il sostegno entusiastico del sito specializzato Sentieriselvaggi.it, dove si legge: «Caro Tarantino, sul cinema italiano hai completamente ragione, ma vieni a vedere Cemento armato… scommettiamo che cambierai idea?».
Di sicuro, una volta di più si dimostra come, da Romanzo criminale a Cemento armato passando per Notturno bus, il nero italiano stenta a farsi prendere sul serio. Eppure non è che i vecchi «poliziotteschi» del supercult Fernando Di Leo fossero tanto meglio. O no?