Il cemento tedesco cancella l’ultima oasi che fa respirare Albaro

Mattoni e cemento al posto di erba e alberi. Uno scambio ben poco vantaggioso per gli abitanti di Albaro. Il triangolo di verde compreso fra l'istituto di proprietà del Sorriso Francescano di via Riboli, i campi da tennis di via Liri e via Bombrini rischia di scomparire per lasciare posto ad alcuni edifici per abitazioni e una scuola. Otto palazzine in tutto, per un totale di 70 appartamenti. Più un piccolo edificio con tre aule destinate a una scuola media. Peccato che tutto questo debba avvenire su quello che, ancora oggi, risulta essere un terreno «a uso pubblico». Almeno finchè non cambierà il piano regolatore comunale.
L'ombra della cementificazione sta stendendo la propria mano anche sulla collina di Albaro. Privandola così dei pochi - ormai pochissimi - metri quadrati di vegetazione ancora vergine rimasti. Ufficialmente, il proprietario dell'area in questione, dove da giorni ormai (...) (...) alcuni operai stanno procedendo al disboscamento, è la Repubblica federale tedesca. Che tempo fa aveva acquistato parte del terreno per costruire una scuola germanica. Struttura che, rappresentando un servizio alla comunità, rientrava a pieno titolo nelle costruzioni eseguibili su un terreno «a uso pubblico», così come era denominato nel piano regolatore del comune di Genova. Stesso discorso, invece, non può valere per otto - ben otto - palazzine destinate a una fruizione privata. Per questo, lo stato tedesco, proprietario del terreno, ha chiesto un cambio di destinazione d'uso dell'area in questione. Se la delibera per la variazione del Puc - il piano urbanistico comunale - dovesse passare, il lotto si guadagnerebbe l'etichetta di «edificabile». Nel caso di via libera alla cementificazione, il proprietario del terreno dovrebbe ricambiare il favore al Comune dei Genova con degli oneri di urbanizzazione. Così vuole la legge. Proprio di questi oneri fa parte la costruzione della scuola prevista dal progetto. Una piccola scuola, piccolissima, tre aule appena, destinate a una sezione distaccata di una scuola media comunale. «Alla realizzazione della scuola - spiega Giuseppe Murolo, consigliere comunale di Alleanza Nazionale - andranno a sommarsi la costruzione delle strade intorno al sito e gli allacciamenti a gas, luce e acqua. Comunque troppo poco per compensare la fabbricazione di otto palazzine. Sembra quasi che il Comune voglia fare uno sconto». A chi, poi, è ancora da chiarire. Anche se i soliti ben informati parlano già di Coopsette. Non ci sarebbe molto di cui stupirsi, se, ancora una volta, fosse questa Cooperativa a costruire a Genova. Tra le righe, non ci si stupisce neppure di cogliere la solita speculazione edilizia. Un terreno a «uso pubblico», per quanto esteso, non ha un grande valore. Invece, rivendendolo come terreno edificabile, la Germania - che sembra non avere più interessi su quell'area - può permettersi di fare un prezzo molto più alto. Il costruttore che l'acquista è quindi libero di iniziare i lavori. Certo, corrispondendo al Comune gli oneri di urbanizzazione. Che saranno infinitamente minori rispetto a quanto finirà nelle tasche del costruttore quando metterà sul mercato 70 appartamenti appena innalzati in zona di pregio. Una cosa è chiara: pure i costruttori di sinistra fanno case per ricchi. E quando si tratta di soldi, non c'è colore di bandiera che tenga. Nel quartiere è già scattato l'allarme rosso. I cittadini di via Riboli si sono organizzati in comitato spontaneo, decisi a difendere il loro territorio. La paura di vedere scomparire quella che è un'area totalmente verde e ricca di vegetazione ad alto fusto è grande. Oltre a servire da polmone verde per la zona circostante, fornisce rifugio a numerose specie di animali, tra ricci e pappagallini (una parte di questa colonia risiede nella zona di Valletta Cambiaso). Ma la partita si gioca anche sul piano economico. Gli abitanti della zona rischiano di ritrovarsi con proprietà declassate di valore rispetto al momento del loro acquisto: un appartamento che si affaccia su un parco o una zona verde ha certo più valore di uno che si affaccia su colate di cemento. «A nostro avviso - spiega Davide D'Orsi, portavoce del comitato spontaneo di via Riboli -, la sua naturale destinazione dovrebbe essere un parco pubblico di cui i residenti della zona avrebbero bisogno». Tutta l'area di via Trento, piazza Merani, fino a via Nizza è stata completamente cementificata nel corso degli anni: non esiste nessuna area verde pubblica, fatto salvo un fazzoletto di terra all'angolo con via Pozzo, spesso mal frequentato. Dall'altra parte, i giardini pubblici di Via Liri, confinanti con l'area in questione, che sono spesso chiusi. Ora il comitato di via Riboli chiede soprattutto trasparenza da parte dell'amministrazione e cerca il tavolo della trattativa per chiedere che venga prestata particolare attenzione almeno alle dimensioni dei fabbricati. «Vogliamo verificare che il progetto sia stato redatto tenendo conto delle peculiarità storiche, artistiche e paesaggistiche dell'area - prosegue D'Orsi - e che la sua realizzazione non precluda il godimento dell'area ai cittadini residenti negli edifici circostanti già esistenti». Il comitato ha già inviato una petizione al presidente della circoscrizione Ottonello per chiedere un incontro per conoscere il programma dei lavori nei dettagli. Obiettivo ultimo: monitorare la realizzazione del progetto fino alla sua conclusione. «Se non potremo impedire che venga costruito qualcosa in quel punto - spiega Beppe Damasio, consigliere di Momento Liberale della circoscrizione Medio Levante -, gradiremmo almeno che cittadini e circoscrizione venissero informati dalle istituzioni, non ignorati come sempre». Nel frattempo, già da qualche giorno, alcuni operai hanno iniziato le operazioni di disboscamento dell'area. «Là dove c'era l'erba ora c'è una città...».