La cena dei nove ministri per fermare ex An e Scajola

RomaOtto coperti al ristorante dell’Hotel Majestic in via Veneto. Seduto a tavola, giovedì sera, mezzo governo. Otto ministri di estrazione ex Forza Italia, in rappresentanza di diverse aeree, non solo geografiche ma anche politiche. A cena ci sono Franco Frattini, Mariastella Gelmini, Angelino Alfano, Paolo Romani, Raffaele Fitto, Stefania Prestigiacomo, Mara Carfagna e Ferruccio Fazio. Manca all’appello Giancarlo Galan, ma solo per impegni sopravvenuti. Una cena che fotografa alla perfezione i sommovimenti interni al Pdl, dove la rottura tra ex An ed ex Forza Italia sembra quasi insanabile. Ma a scorrere l’elenco degli invitati appare chiara un’altra ulteriore spaccatura, questa volta tutta interna agli ex azzurri: quella con Claudio Scajola e la sua corrente. Già, perché la cena al Majestic non racconta solo lo scontro con gli ex An ma anche una certa insofferenza verso l’attivismo dell’ex ministro dello Sviluppo economico e della sua fondazione Cristoforo Colombo. Perché, ragionano gli otto ministri presenti, Scajola è «certamente una risorsa» e «ha ragione nel merito». Ma quel che è sbagliato «è il metodo» considerato «inaccettabile». Compreso l’uso della fondazione che, nonostante vi abbiano aderito anche parlamentari non di fede strettamente scajoliana, è passata sui media più come una vera e propria corrente che come un’associazione. Ne sa qualcosa Osvaldo Napoli, vicecapogruppo del Pdl alla Camera, che in privato non ha mancato di ripetere più d’una volta che tutto avrebbe voluto fuorché «aderire a una corrente».
Così, nel giorno della bagarre a Montecitorio sull’intervento del vicepresidente vicario dei deputati Pdl Massimo Corsaro, si formalizza con tanto di cena una sorta di «gruppo dei nove». Tutti ministri che vorrebbero si rimettesse mano al Pdl cercando di rendere il partito più in sintonia con l’attività del governo. Per ora, però, siamo ancora agli inizi, visto che la squadra è variegata e con sensibilità diverse e almeno due commensali - seppure rigorosamente off records - ci tengono a dire di aver partecipato in veste di «osservatori».
Una cena in cui si parla a lungo del partito, partendo da alcuni punti chiave: l’intenzione di «superare» il tema delle «quote», magari iniziando dai congressi locali, e il traguardo del coordinatore unico per superare lo schema del triumvirato che tanti problemi ha creato. Cosa che ovviamente potrà avvenire solo quando il Pdl andrà a congresso visto che è necessaria una modifica dello statuto. Una partita, questa, che non è però giocata in chiave anti-Verdini, tanto che il coordinatore del Pdl era tra gli invitati alla cena e anche lui non è potuto andare per impegni dell’ultima ora. Anzi, con Denis Verdini l’intenzione è di giocare di sponda proprio per evitare che il partito vada ancora di più destabilizzandosi. Difficile, invece, che dell’iniziativa possa essere contento l’altro triumviro Ignazio La Russa, finito nelle mire di mezzo partito dopo il «vaffa» a Gianfranco Fini nell’aula della Camera.
Il tentativo, dunque, è quello di serrare i ranghi degli ex Forza Italia. Al punto che si ipotizzano anche apparizioni pubbliche congiunte dei ministri in questione durante la campagna elettorale delle amministrative. Periodo nel quale vigerà comunque una moratoria sull’atteso redde rationem nel partito visto che non ha torto Napoli quando dice che «se le elezioni vanno male poi ci sarà poco da discutere». Insomma, «prima si vincono le amministrative tutti insieme e poi si risolvono i problemi interni».