A cena con Marrazzo solo pochi dirigenti che però non pagano

Claudia Passa

Marco Verzaschi e Claudio Lotito. Sarebbero loro, secondo autorevoli fonti, i due «convitati eccellenti» alla cena di «autofinanziamento» organizzata per ripianare i debiti della campagna elettorale di Piero Marrazzo. L’ex assessore forzista accusato delle peggiori nefandezze quando alla Regione sedeva Francesco Storace e ora accolto a braccia aperte nella casa di Clemente Mastella, e l’imprenditore cui la sinistra aveva riservato i più velenosi strali per gli appalti dei servizi di pulizia aggiudicati in numerosi ospedali della Regione. Non è dato sapere se il presidente della Lazio (la squadra di calcio) abbia o meno sottoscritto un bonifico per contribuire colmare il «buco» della campagna elettorale dell’ex anchor-man della terza rete Rai. In caso affermativo, verrebbe da dire, pecunia non olet.
Quanto ai dirigenti della Regione invitati a partecipare alla conviviale sottoscrizione, dicono i bene informati che la ventina che sono intervenuti nel complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia (diciotto, secondo alcune stime) sarebbero giunti soltanto in corso d’opera, come ospiti e non come convitati. «Già mangiati», per dirla alla romanesca. Fors’anche per evitare le conseguenze di quanto messo nero su bianco da Andrea Augello e Fabio Rampelli (An), rispettivamente vicepresidente del consiglio regionale e capogruppo di An, i quali in un’interrogazione presentata alla Pisana hanno specificato che alla Corte d’Appello il Comitato elettorale aveva comunicato che la copertura del debito (281.327,31 euro) sarebbe stata assicurata da un «contributo straordinario dei consiglieri regionali eletti nelle liste collegate al presidente».
«Nessuna comunicazione successiva - scrivono Augello e Rampelli - ha mai modificato questa rendicontazione, e nessun contributo straordinario dei consiglieri regionali è stato rendicontato». Di qui la cena con annesso contributo di 500 euro a testa, «una modalità di ripianamento difforme da quella rendicontata». Ma al di là dei rilievi di forma, è sull’opportunità politica di invitare dipendenti e dirigenti regionali che i due esponenti di Alleanza nazionale hanno puntato l’indice. Sarà per questo che i «big» della macchina amministrativa della Regione Lazio sarebbero comparsi al Santo Spirito (sul cui utilizzo per fini non previsti dalla normativa sarà probabilmente chiamata a pronunciarsi la sovrintendenza) solo a cena iniziata, senza partecipare al banchetto, e a quanto pare senza sottoscrivere alcun bonifico. A rigor di logica, infatti, per rispettare quanto comunicato alla Corte d’Appello il debito contratto da Marrazzo in campagna elettorale dovrebbe essere ripianato col solo intervento dei consiglieri regionali. Così, almeno, dovrebbe risultare.
Quanto alla presenza del presidente della Lazio di cui parlano autorevoli fonti, sarebbe interessante sapere come l’ha presa quel Giovanni Hermanin, già capogruppo della Margherita alla Pisana, che in campagna elettorale aveva diffuso un dossier nel quale il presunto «monopolio» di Lotito veniva definito «una situazione (...) che fa impallidire per entità e spregiudicatezza persino le proverbiali pratiche sbardelliane». Di meglio ha saputo fare solo Verzaschi, che - bonifico o meno - avrebbe partecipato alla cena di sottoscrizione organizzata per colmare il debito di Marrazzo per quella campagna elettorale che lui aveva giocato nel campo avverso.