A cena nella sera sbagliata Sfortuna o alibi costruito?

Pizzeria a Como: per il viaggio bastano 20 minuti

da Erba (Como)

«Ma che fine ha fatto Olindo?». Se lo sono chiesti tutti, gli inquilini di via Diaz, la sera dell’11 dicembre quando le sirene dei pompieri li hanno fatti correre in cortile per vedere che cosa stesse succedendo nella casa dei Castagna. Era sempre in casa, Olindo, a quell’ora e i vicini lo sapevano, perché vedevano la sua Seat Arosa grigio metallizzato posteggiata accanto al camper. Eppure quella sera l’auto non c’era. Se ne sono accorti proprio i vicini. Ci hanno fatto caso, più che altro: dov’era Olindo? Temevano che potesse essere accaduto qualcosa anche a lui.
Ma Olindo Romano non c’era, e neppure la moglie Rosa Bazzi (la signora in un primo tempo dice di essere rincasata alle 11 di sera, poi di non ricordare l’orario). L’incendio in casa Castagna è scoppiato alle 20.30. Un verbale dei vigili del fuoco registra questo dialogo. I coniugi tornano alla 23.30, i vicini li vedono e chiedono: ma dove siete stati? La risposta è: a casa, si sono allontanati per andare dalla sorella di lei. Questo hanno raccontato i vicini ai pompieri. Una versione che non combacia con quanto sostenuto dalla signora Bazzi, la moglie del netturbino. «Noi eravamo in pizzeria. Siamo usciti presto, alle 7, quando i negozi erano aperti», ha detto lei, affrettandosi a precisare: «Ma non siamo andati a Erba. Siamo andati a Como». Lo scontrino della pizzeria c’è ed è stato emesso alle 23. Ce l’hanno in mano i carabinieri. Eppure non li ha convinti, visto che ieri i Ris hanno deciso di smontare pezzo per pezzo il garage-lavanderia dei due coniugi per trovare la «prova regina». I Romano forse sono stati a tavola fino alle undici della sera, ma può anche darsi che quella sia la ricevuta di un trancio di pizza mangiato in fretta e furia. Da Erba a Como ci sono solo 12 chilometri. Quel lunedì sera non c’era traffico. Bastano venti minuti per andare e venti per tornare. Ecco il punto. C’era il tempo per far tutto? Uccidere, eliminare ogni traccia di sangue, improvvisare un falò, buttare i vestiti in lavatrice, lavarsi, anestetizzare la propria coscienza e uscire di casa? La risposta degli inquirenti è sì: il tempo tecnico c’era.
La storia comunque è questa. I quattro morti sono stati ammazzati in due momenti diversi. Raffaella, il figlio e la nonna alle 20. Valeria Cherubini alle 20.15. Le fiamme sono state notate alle 20.30 e a quel punto Olindo e la moglie non c’erano. Allora nessuno ci aveva fatto caso. Perché chi vive nelle palazzine a destra, entrando dal cancello principale, ha la visuale nascosta dal camper. E gli inquilini che vivono di fronte non c’erano, perché avevano cambiato casa. Le immagini di una tv locale hanno ripreso i Romano la notte dell’11 dicembre, che rientrano trafelati e chiedono che cosa sia successo, prima di consegnare le chiavi di casa ai vigili del fuoco, per farli entrare nel loro appartamento. «Pensavamo che anche la nostra casa bruciasse - ha raccontato la signora Rosa - ma era solo un po’ di fumo che entrava dai serramenti della camera da letto».
C’è un appartamento dal quale si sarebbe potuto vedere subito, e bene, che cosa stessero facendo i coniugi Romano tra le 8 e le 8 e mezza di sera, ma quell’abitazione era disabitata. Chi ci viveva si era trasferito e chi doveva andare ad abitarci non era ancora arrivato. E Rosa e Olindo sapevano anche questo, visto che vedevano sempre il balcone al buio. L’ultimo particolare, per nulla decisivo, riguarda le abitudini della famiglia. Olindo si alza alle 5 e mezzo del mattino per andare a lavorare e quindi va a letto presto. \