Cena della pace tra Fini e i «colonnelli»

da Roma

Gianfranco Fini ha incontrato ieri in una cena a Roma i vertici di Alleanza nazionale. È stata la prima riunione tra il presidente del partito e i maggiori esponenti di An dopo la difficile tregua sancita all’Assemblea nazionale. Erano presenti, oltre a Fini, Gianni Alemanno, Francesco Storace, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Domenico Nania e ovviamente Altero Matteoli, appena designato come responsabile organizzativo del partito. Assenza polemica di Adolfo Urso che nel pomeriggio ha avuto un duro faccia a faccia con Fini ed è partito per il Mozambico.
Con l’incontro di ieri, avvenuto dopo i viaggi in Brasile e Turchia, il ministro degli Esteri ha voluto dimostrare ai vertici di An il rinnovato impegno sui problemi del partito. Sono infatti molti i temi caldi all’interno e all’esterno di An. A cominciare dalla perdurante richiesta di incompatibilità tra incarichi istituzionali e di partito e dalle dimissioni da vicepresidente del partito di Alemanno, dimissioni che il leader di An vorrebbe far rientrare. C’è poi la necessità per Fini di riorganizzazione il partito coinvolgendo al massimo tutti i rappresentanti di vertice, magari con un’equa distribuzione di incarichi nei vari dipartimenti. Un modo per evitare che l’isolamento di qualcuno porti in prospettiva a una recrudescenza delle polemiche interne. Anche perché in autunno è prevista un’assemblea programmatica che si preannuncia tutt’altro che facile.
Durante l’incontro si è parlato della necessità di lanciare una grande «offensiva d’estate» per far recuperare ad An immagine e visibilità presso un elettorato disorientato dopo le polemiche referendarie. Inoltre nella cena è stata chiesta maggior attenzione da parte di tutti sulle iniziative di comunicazione. Rispetto ai problemi «esterni», Durante l’incontro si è parlato molto anche della concreta risposta politica che An deve dare nei confronti dell'ipotesi di un partito unico del centrodestra. Ma non solo. Per An c’è da studiare un’efficace controstrategia per arginare la crescente «voglia di proporzionale» che spira dall’Udc.