Cena a sorpresa al Teatro Manzoni

Un avvocato matrimonialista, o divorzista che dir si voglia, organizza una cena per tre suoi ex clienti. E’ una “cena a sorpresa”, nel senso che nessuno degli invitati conosce l’identità dell’altro, né è in grado di sapere se si tratti di un incontro fra soli uomini o se invece sia aperto anche al cosiddetto “sesso debole”. L’unica cosa certa, via via che i primi tre invitati arrivano e cominciano a chiacchierare fra loro, è che l’avvocato-anfitrione non sarà della partita: si è limitato a mettere il proprio nome negl inviti e nella prenotazione del bel ristorante parigino “La Cassette”, ma per il resto è buio pesto. “Dinner Party” era il titolo originale di questa commedia di Neil Simon adesso in scena al teatro Manzoni (fino al 19 dicembre) per la regia di Giovanni Lombardo Radice e nella appropriata traduzione di, appunto, “Cena a sorpresa”: visto il nome del commediografo il divertimento, nonché la riflessione che a esso può accompagnarsi, è assicurato. Simon è fra gli autori americani uno dei più europei, nel senso che ha ripreso e fatto proprio il genere della “commedia sofisticata” che nel Vecchio continente è stata prerogativa di autori come Noel Coward, ma l’ha ripulita di tutto il coté aristocratico tipico di una certa upper-class britannica, a favore di un milieu più borghese e più moderno.

Così, non sorprende che, pur mettendo in scena una certa borghesia francese, Simon racconti una storia che può tranquillamente funzionare nella “grande mela“ newyorkese come nel capoluogo lombardo. Claude (Giuseppe Pambieri), André (Giancarlo Zanetti), Albert (Michele De Marchi) sono i tre ex mariti che per primi si presentano all’appuntamento. Ciascuno di essi ha un matrimonio andato a male alle spalle, ma ciascuno di essi ha una storia sentimentale diversa. Claude, scrittore fallito che fa il libraio antiquario, non ha mai saputo accettare il successo di scrittrice che ha arriso alla moglie: l’ha vissuto come un’umiliazione, ha cercato di negarle persino un’identità sessuale e alla fine il loro rapporto è andato a rotoli. Albert è rimasto talmente innamorato della sua ex che l’ha sposata due volte e non si è mai rassegnato all’ indipendenza di lei: ancora adesso la perseguita con la sua presenza, negandosi a qualsiasi confronto verbale, limitandosi a presenziare ovunque lei appaia. Non l’ha mai concepita come un’entità autonoma e ancora adesso vorrebbe che lei dipendesse da lui. André, l’ultimo maschio del terzetto, è quello apparentemente più coriaceo: ha dichiarato la sua ex moglie morta, nonostante sia viva e vegeta, si appresta a risposarsi e vuole avere un figlio, manifesta un dichiarato cinismo verso il genere umano e non si nasconde di aver avuto un matrimonio dove il rapporto era più di scontro che di confronto, più di reciproco possesso che di reciproco affetto. Poi arrivano due delle tre invitate, e, sorpresa, una è l’ex moglie di Claude, Mariette (Lia Tanzi), l’altra la ex di Albert,Yvonne (Simona Celi)) e a organizzare tutto è stata Gabrielle (Maria Letizia Gorga), la ex di Andrè, ancora innamorata e che ha deciso quell’incontro nel disperato tentativo di dimostrare che c’è sempre una chance, una possibilità, un nuovo inizio… Cena a sorpresa si avvale di un cast collaudato di professionisti del palcoscenico abituati a muoversi fra dramma e commedia con consumata eleganza. Neil Simon gli serve su un vassoio d’argento una commedia piena di brio, di trovate, di colpi di scena, ma anche di riflessioni acute sulla società, sul ruolo del l’uomo e della donna, sui meccanismi spesso contorti che stanno dietro la vita di coppia. Nessuno è mai totalmente innocente, nessuno è mai del tutto colpevole e spesso è il non detto, la vergogna dei propri sentimenti, l’aridità nel manifestarli e, di converso, l’eccesso nel volere tutto e quindi troppo dalla persona amata, a fungere da catalizzatore per il disastro.