Cena tricolore per la sfida della Provincia

All’hotel Ergife, l’altra sera, Silvio Berlusconi è arrivato quasi afono, dopo una giornata di intensa campagna elettorale in cui, spiega il Cavaliere «ho parlato per nove ore e venti». In una sala dell’albergo capitolino si è svolta la cena di gala per la candidatura a presidente della Provincia di Alfredo Antoniozzi. Seicento circa gli invitati, tra cui tutto lo stato maggiore capitolino di Forza Italia. Berlusconi entra nella sala ed è subito un gran tripudio. La prima cosa che il leader del Popolo della Libertà spiega alla platea è che vuole abolire le province. «In questo modo avremo 12 miliardi di euro di risparmio» dice l’ex premier spiegando di aver fatto una prima stima in proposito. Dunque, continua Berlusconi chiamando accanto a sé Antoniozzi, «dando il vostro voto in aprile non trascurate di votare anche questo candidato ad un istituto che, lui lo sa, presto abbiamo intenzione di eliminare. Tutto ciò però solo alla fine del suo mandato. Posso garantire della sua fede liberale e testimoniare il suo impegno». Davanti ad una platea formata da tutto il gota dell’imprenditoria capitolina, l’ex presidente del Consiglio si rivolge proprio a loro: «Sapete che io mi sento di rappresentare l’antipolitica, che sono un imprenditore e vengo dalla trincea del fare, ma non è giusto gettare tutta la colpa sulla casta politica». Un breve comizio in cui il Cavaliere spazia dai temi locali a quelli nazionali. Dopodiché, l’inno del Popolo della Libertà da il via ufficiale alla cena. Il tavolo più importante, quello centrale, dove oltre al candidato premier del Pdl e Antoniozzi, erano seduti anche Fabrizio Cicchitto e Francesco Giro. Tutto l’addobbo della sala è stato realizzato con i toni del tricolore italiano, «in pieno spirito nazionalista» spiega l’organizzatrice. Così fiori verdi, bianchi e rossi ovunque. Stessa cosa per il menù che prevedeva, per esempio, mezze maniche pomodoro, mozzarella e basilico, il risotto con gli spinaci, insalate di pesce, per finire con una enorme torta con il logo del Pdl e lo slogan «W Berlusconi». L’inno del Pdl è stato alternato a numerosi brani napoletani, tra le musiche preferite sia di Berlusconi sia di Antoniozzi. C’è stato anche qualche ospite che si è improvvisato cantante, prendendo il microfono e intonando canzoni davanti all’intera platea. E intanto per Berlusconi le ormai costanti richieste di autografi, foto e saluti. «La provincia intona un urlo di dolore - dice Antoniozzi chiacchierando con alcuni cronisti presenti alla cena - perché negli ultimi anni è stata dimenticata a causa della visione romanocentrica di Gasbarra, che non si è ricandidato forse per non presentare un resoconto del suo operato». E aggiunge: «Fino a oggi ho percorso 7-8 mila chilometri, ho fatto più di 400 eventi e ce ne sono in programma tanti altri ancora. Sono soddisfatto perché ho incrociato un forte desiderio di cambiamento». Per il candidato del Pdl «la provincia è veramente emarginata» dai sistemi produttivi, è mancata la programmazione e il sostegno. «Si sono fatte tante cose nella città di Roma dove già operava il Comune e si è verificata così una sovrapposizione tra i due enti». Con il voto del 13 aprile il Pdl «sta per avere un importante risultato in questa città, che va al di là del risultato stesso: la coscienza dei romani si è svegliata e c’è una gran voglia di nuovo».