Cene unisex per sentirsi più liberi a tavola

Iniziano le cene natalizie. Ma quest’anno entra in vigore una regola molto rigorosa: cene di soli uomini, cene di sole donne. Separati a tavola. A casa le mogli, le fidanzate, qualche amante e incontri solo al maschile, più liberi, più divertenti, più spregiudicati.
La prima «cena vip» è stata consumata al «Master» di Enzo Varrone a Santa Margherita: là dove avevano trovato posto i protagonisti di «Beautiful», l’altra sera si sono riuniti dieci managers genovesi. Sobrio menù a base di tartufo, vini d’annata ed una chitarra suonata da Nino Tristano(al secolo Nino Pirito, uno dei più fascinosi cantautori degli anni settanta). Serata chic, movimentata per la vivacità di Maurizio Cifariello, manager dei locali più «in» della città. Al suo «Corallo» di Via Ceccardi convengono, infatti, belle donne, avvocati (i Ghibellini), imprenditori, calciatori noti (Pellegrini, Lanna), arbitri (Cesari). É stato Cifariello a lanciare il «drink 2004» in omaggio all’anno della cultura. Accanto a lui altri imprenditori vip: Paolo Valenzisi, l’uomo delle «luci», colui che illumina con creazioni d’avanguardia nobili dimore, grandi navi da crociera, grandi empori. La luce del terzo millennio: sarà lui a ricreare i nuovi ambienti del rinnovato «Corallo». E ancora: l’architetto Fabrizio Monga che si é lasciato andare a canzoni d’epoca insieme al musicista Pirito, interpretazioni eccellenti di «Carezza della sera» e di tutti i successi degli indimenticabili anni sessanta. Non poteva mancare il «maestro del benessere», Corrado Quidacciolo: un salto al suo «centro» in quel di Carignano e si esce in perfetta forma, quasi come Costantino.
Molto appassionato dal tartufo Renzo Garbini, noto manager immobiliare che ha aperto un personale sontuoso ufficio, dove gestisce le dimore più lussose della città. E infine Paolo Pierini, l’uomo della Ferrari. Viaggia sulle «rosse» che vende con puntuale continuità. Anche in questa serata un pò naif si è presentato in impeccabile abito da cerimonia, nero, camicia bianca, cravatta alla Berlusconi, ciuffo curatissimo. Appassionato di gnocchetti e tagliata su rucola.
Si sono fatte le ore piccole: Santa risuonava delle canzoni di Pirito e dei cori di questi imprenditori. Le mogli, a casa, facevano sogni d’oro (almeno si è sperato).
COVO. Un salto più in là dopo il «Master» ed ecco il Covo, oggi tristemente chiuso e grigio sul mare in burrasca. Che fine farà il più bel locale d’Italia, il santuario del divertimento di anni ruggenti? Ogni anno, ormai, all’avvicinarsi dell’estate salta fuori qualche nome che vorrebbe dare i quattrini chiesti dalla famiglia Ciurlo e prendersi questo angolo di paradiso. Lo scorso anno è finito malamente fra tante polemiche, già allora si era fatto avanti Briatore offrendo 8 milioni di Euro a fronte degli undici chiesti dai Ciurlo: non se ne fece nulla.
Quest’anno sembra (ma le voci non confermano) che siano i fratelli Belloni (quelli, tanto per capirci, dello storico Zeffirino che già gestiscono il Kulm a vetta Portofino) ad avere concluso un contratto d’affitto per bagni e ristorante. Ma sarà vero? Il mondo turistico sammargheritese vorrebbe rivedere però il Covo vecchia maniera: cioè grande centro di divertimento globale (ristorante, discoteca, spazio di spettacolo) proprio per far concorrenza alla «Capannina» di Forte dei Marmi, al «Twuiga» di Brosio, Briatore e Lippi junior. Insomma: ridare al Covo quella visibilità tale da portare a Santa centinaia di giovani-bene come una volta e fare un santuario del relax per milanesi, piemontesi, toscani ed altri. Im solo ristorante, si dice, porterebbe solo comunioni, matrimoni cene speciali. Sul rilancio del Covo anche la pubblica Amministrazione dovrebbe fare un pensierino strategico: da Milano, ad esempio, una società che fa capo ad alcuni calciatori (Vieri ed amici) sembrava disposta a fare il grande passo.esto