Censimento, ora Marta consiglia di arrivare in ritardo

(...) di un millimetro. Poi, ovviamente, come a tutti, mi capita di sgarrare o di fare errori, ci mancherebbe altro. Non sono un santo, tutt’altro. Ma mai mi capita di fare quegli errori dolosamente.
In questo quadro, ovviamente, ho ritenuto anche il censimento un dovere assoluto e restituirlo quanto prima un imperativo categorico. E non per il rischio di essere cancellato dalle liste dell’anagrafe o per la violazione del decreto legislativo numero 322 del 1989 che ci fa rischiare una sanzione amministrativa da un minimo di 206 a un massimo di 2065 euro. Certo, il rifiuto deve essere «netto e consapevole» e gli errori nella compilazione devono essere volontari per rischiare la pena. Ma, insomma, nel dubbio, meglio evitare.
Il punto, però, è che io - e come me tanti lettori che ci hanno chiamato in redazione e tante persone, soprattutto anziani, con cui ho avuto la fortuna di parlare in questi giorni - ho avuto enormi difficoltà ad essere un cittadino modello per consegnare il mio modulo sul censimento. E, sinceramente, non è stata una boccata d’aria pura leggere il comunicato su carta intestata del Comune di Genova in cui - oltre a ricordare l’elenco dei centri comunali di raccolta, il Doria a Struppa per la Valbisagno, l’ex scuola Marco Polo in piazza Nievo a Quarto per il Levante, corso Torino per Foce e San Fruttuoso, via Chiusone per la Valpolcevera e Sampierdarena, l’auditorium del Matitone per il Ponente e via di Mascherona 19 per il centro, Carignano, Castelletto, Lagaccio e Oregina - quasi si biasimavano i cittadini puntualissimi.
Cito testualmente: «Notevole è l’afflusso dei cittadini che hanno già provveduto alla trascrizione dei dati richiesti. Si ricorda che il termine per la restituzione del questionario è il 20 novembre, ma che lo stesso potrà essere restituito anche nei giorni successivi a tale data». E già qui, un precisino come me sente un brivido scendergli lungo la schiena, leggendo che un ente pubblico - e che ente pubblico!, il Comune - dice letteralmente che c’è un termine, ma se non lo si rispetta va bene lo stesso e, addirittura, che tutti coloro che non avranno ancora consegnato il censimento entro dicembre, «verranno contattati dai rilevatori incaricati dal Comune di Genova».
Anche la chiusura del comunicato stampa è significativa: «Nell’apprezzare la grande partecipazione dei cittadini alle operazioni censuarie, l’amministrazione comunale consiglia di usufruire di tutto il tempo messo a disposizione dalla normativa per la consegna del questionario».
Ma scherziamo? È fin dai tempi della scuola che mi insegnano di «non rimandare a domani quello che puoi fare oggi» e che è sempre meglio ottemperare subito ai propri doveri, anche per dedicarsi poi ad altre attività utili. E invece Tursi ci spiega che è meglio «usufruire di tutto il tempo messo a disposizione dalla normativa»? E che è ottimale ridursi all’ultimo momento?
Mi spiace, ma non ci sto. Così come non ci sto al fatto che tutti coloro che si sono affrettati a fare il loro dovere (il loro dovere! non i fatti propri), in questa settimana si sono visti capitare addosso di tutto: prima, quelli che hanno provato a rispondere via web, già domenica scorsa, hanno dovuto combattere per ore e ore contro il sovraccarico della rete, imbattendosi in un avviso dell’Istat che ringraziava per la tempestività, ma pregava di riprovare, sperando di essere più fortunati. Un po’ come i bigliettini dei chewing-gum, anzi le «cicche» di un tempo, quando si poteva vincere un’altra gomma.
Poi, è toccato alle Poste italiane. Che, anch’esse, avevano grossi problemi di connessione ai server dell’Istat. Alcuni direttori delle agenzie genovesi particolarmente gentili hanno ricevuto ugualmente i questionari rilasciando una ricevuta cartacea ai cittadini e pregandoli di tornare più tardi o nei giorni successivi per avere quella definitiva (e già questo non è il massimo, visto che si faceva semplicemente il proprio dovere), ma qualcuno non ha fatto nemmeno questo. Ho visto personalmente decine di cittadini, soprattutto anziani, rimbalzati senza tanti complimenti dall’ufficio postale Genova 67, quello di via Gianelli 34 rosso a Quinto. Dove questi poveri anziani sembravano quasi «colpevoli» di essere andati subito a restituire i loro questionari. Ecco, anche solo per questi anziani, anche solo per coloro che ci hanno chiamato per chiederci se era un reato aver ricevuto il questionario verde breve, anziché il questionario rosso lungo (tranquilli, non è un reato), ci piacerebbe non leggere più comunicati ufficiali in cui si chiede «di usufruire tutto il tempo messo a disposizione dalla normativa».
Ai cittadini puntuali, generalmente, si dà premio. Non una nota di biasimo. Checché ne pensino nel favoloso mondo di Tursi.