Il censimento parte dai campi abusivi

Conoscere prima di agire, individuare le dimensioni del fenomeno per intervenire con i correttivi più adatti. Si muoverà in equilibrio su questo filo logico il censimento della comunità nomade romana che inizierà giovedì prossimo nei 50 insediamenti abusivi presenti nella Capitale, intorno ai quali è più fitta la coltre d’incertezza. Solo in un secondo momento si passerà alla schedatura dei rom che vivono nei 22 siti autorizzati. Le stime già parlano di 9mila persone in totale, la metà delle quali sarebbero minorenni, ma gli operatori della Croce rossa e gli uomini delle forze dell’ordine impiegati, 100 in tutto (50 all’inizio), sapranno fornire dati certi. Mentre i più giovani verranno seguiti anche a scuola per monitorare l’effettiva frequenza delle lezioni e trovare percorsi inediti per incentivarli, come già anticipato ieri su queste pagine.
Provvedimenti che non piacciono alla Comunità di Sant’Egidio, che ha bollato come «discriminatorio» il censimento, scagliandosi in particolar modo contro la decisione di prendere le impronte digitali ai piccoli nomadi, e ha proposto al Governo la sua alternativa, la cosiddetta «piattaforma del buonsenso».
Intanto Gianni Alemanno, parlando a margine dell’incontro del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza presieduto dal prefetto Mosca, ha fatto sapere che la firma del nuovo «Patto per Roma» potrebbe arrivare dopo il 15 luglio. E che godrà del pieno appoggio del Governo, al quale verranno chiesti i fondi necessari per coprire l’operazione. A tal proposito la settimana prossima ci sarà un incontro con il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, al quale parteciperanno anche Marrazzo e Zingaretti. «È stato fatto un ulteriore passaggio tecnico di approfondimento», ha spiegato il sindaco, che ha poi insistito sul forte nesso esistente tra criminalità e degrado e sul fatto che finora ci si sia limitati a intervenire «sui singoli episodi che poi si spostano di quartiere in quartiere».
È necessario dunque un coordinamento, una logica unitaria d’azione. Che potrebbe passare dall’utilizzo delle forze armate per presidi fissi fuori dai centri abitati, escludendo a priori qualsiasi loro forma di pattugliamento all’interno del territorio urbano. Al fine di «liberare le forze dell’ordine da questo compito e spostarle a svolgere le attività in città», come ha chiosato lo stesso Alemanno. Dello stesso segno il commento del presidente della Provincia, Zingaretti, che ha chiesto più pattuglie per avere «un più efficace effetto di dissuasione».
La sicurezza rimane quindi l’argomento maggiormente dibattuto. Torna nella proposta di Confesercenti, che ha chiesto la firma di un protocollo con Campidoglio, Prefettura, polizia e carabinieri per prevenire i fenomeni criminosi e contrastare ulteriormente l’abusivismo commerciale. Ed è il titolo e il tema centrale di un convegno svoltosi ieri sera al Summit Hotel di Roma, al quale ha partecipato Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl in Senato: «Non abbiamo chiesto nessuna militarizzazione delle nostre città - ha sottolineato nel corso del suo intervento - ma abbiamo dato un segnale evidente che lo Stato c’è».