Censimento a rischio: 290mila questionari sono fermi alle Poste

Censimento all’italiana. Con il solito menù di ritardi, intoppi, code e fraintendimenti. E siamo solo all’inizio. Lunedì mattina arriva la prima e amara sorpresa: è il primo giorno in cui è possibile consegnare i documenti alle poste ma si scopre che in parecchi nemmeno hanno ricevuto a casa i certificati. Ed eccoli i più pignoli in coda per chiedere informazioni: «Come faccio? Né io né il mio condominio abbiamo ricevuto nulla. E chi ce la paga la multa?» protesta un anziano, allarmato dall’entità delle sanzioni previste, da 266 a oltre 2mila euro. Qualcuno ci telefona persino in redazione per capire come fare e sapere dove andare a ritirare i moduli.
In base ai calcoli della Cisl, a Milano sono ancora 290mila le persone che aspettano di ricevere a casa i fogli con le domande. «Sono fermi 200mila questionari negli otto principali uffici di recapito - denuncia Raffaele Roscigno, segretario generale Cisl Milano - e 90mila nel centro di smistamento di Peschiera Borromeo. Questo materiale dovrebbe essere consegnato entro il 22 ottobre, ma se continuerà l’agitazione è molto difficile che arrivi a destinazione». Infatti a rallentare il meccanismo delle consegne ci si mette pure lo sciopero degli straordinari dei lavoratori delle poste, proclamato per tutto il mese di ottobre: i postini protestano per la carenza di personale (in Lombardia mancano circa 400mila portalettere) e per il pagamento solo parziale dei premi di risultato. E le conseguenze della loro battaglia causano ritardi nell’operazione censimento e nella consegna di posta e quotidiani.
Ma fosse solo questo. Il sistema Istat sembra ancora più farraginoso per colpa dei servizi web. Non funzionano. Chi ha cercato di compilare il questionario dal computer di casa si è imbattuto in un’avventura finita spesso male, con la connessione persa e tutto il lavoro da rifare. Chi è andato in posta, dopo la canonica coda, si è sentito dire dagli operatori: «Mi dispiace, il programma è bloccato». Pc in tilt, totalmente.
C’è di più. In vari uffici postali di Milano non è stato possibile restituire il questionario perché il software ad hoc del censimento non è stato ancora applicato sui pc dei dipendenti. Alla fine, su 954 uffici postali sono stati consegnati ed accettati allo sportello 25mila questionari. Sembra che i fogli del censimento scottino in mano alla gente: tutti se ne vogliono liberare al più presto e le file in posta lo dimostrano. «È il primo giorno e sembra un assalto alla fortezza - spiega una dipendente degli uffici postali di corso Italia -. È vero, il sistema va a rilento ma sono già tutti nervosi come se fossimo all’ultimo giorno di consegna». Non ci sono corsie preferenziali né sportelli dedicati, la coda è inevitabile. Sentirsi dire che bisogna tornare è fastidioso. Eppure il tempo non manca. Ma anche sulle scadenze c’è parecchia confusione: a Milano il termine per la consegna del test-censimento è alla fine di febbraio. Nei Comuni limitrofi cambia tutto: quelli con meno di 20mila abitanti devono provvedere entro il 23 dicembre, quelli con meno di 150mila residenti entro il 31 gennaio. Ma la gente non lo sa e fa la coda anche per chiedere chiarimenti sulle scadenze.
Dal canto suo, Poste Italiane tranquillizza i più nervosi e raccoglie i primi risultati del censimento: «Abbiamo già raccolto 103mila questionari compilati. E comunque c’è tempo. La distribuzione dei moduli è programmata fino al 22 ottobre».