Censura e arte: esperti a confronto

Non è argomento semplice, la censura. Ricco di contraddizioni interne, di incrostazioni morali o anti-morali, è un tema di importanza vitale, poiché tocca l'anima non solo di chi la subisce, ma anche di chi sconta sulla propria pelle, e oggi accade spesso, l'assenza di pudore e delicatezza della comunicazione di massa, anche quella «artistica», sempre di più fondata sul falso ma immediato prestigio della trasgressione e su quella dimensione infantile - e quindi cinica - del desiderio che è la pornografia. C'è chi sostiene la libertà artistica di dire e fare, attraverso mostre pubbliche, ciò che si sente, in una sorta di riduzione autoreferenziale della libertà e di oggettivo odio verso la bellezza; c'è chi invece propone, per disinnescare questa deriva, che gli spazi espositivi deputati alle belle audacie del delirio (poiché «agghindare Papa Ratzinger da pervertito è solo questo») diventino quantomeno a pagamento, e che i bambini impiccati di Cattelan non inquinino lo spazio sociale. Il problema in sé rimane comunque altamente culturale, nonché politico. Questa sera a Milano - alle 18 presso Le segrete di Bocca, via Molino delle Armi, 5 - sarà perciò molto interessante ascoltare la riflessione dei diretti interessati su «La censura nell'arte»: saranno presenti - ciascuno con una propria opera - artisti di diverse scuole di pensiero, come Saturno Buttò, Antonella Masetti Lucarella, Elena Monaco, Massimo Marchesotti, Paolo Schmidlin, Federico Severino. Tutto organizzato da Giovanni Serafini per la Libreria Bocca: informazioni allo 02-860806. In occasione del Miart dell'anno prossimo, per la fine di marzo, la galleria Wannabee ha organizzato la mostra «Un-censored», raccogliendo 70 opere censurate o rifiutate di artisti contemporanei. «Il rifiuto delle opere per ragioni commerciali da parte delle gallerie, ci dice l'organizzatrice Silvia Pettinicchio, è forse peggiore della censura. Come dimostrano i casi di Alessandro Spadari, esonerato perché orientatosi verso il colore viola, anziché il rosso allora di moda, o di Andros, oscurato per un'opera contro la pedofilia che offendeva alcuni clienti».