Di Centa capitano azzurro promette Giochi d’oro «E non solo nel fondo»

Pur conoscendolo da molti anni, ogni volta che parlo con Giorgio Di Centa mi stupisco e mi chiedo: come fa una persona così modesta e tranquilla, così poco spavalda e poco convinta di sé a diventare un Campione? E non uno qualsiasi, perché vincere due ori in una stessa Olimpiade è impresa da pochissimi, da Campioni con la c maiuscola, appunto.
Pragelato, febbraio 2006, sembra ieri ma sono passati quasi quattro anni: Giorgio Di Centa vince l'oro in staffetta con i compagni Piller Cottrer, Zorzi e Valbusa e si ripete nell'ultima gara in programma, la 50 chilometri di fondo, la maratona dello sci, dopo una volata finale che ancora oggi mette i brividi solo a pensarci.
Una nuova Olimpiade è alle porte, la cerimonia inaugurale di Vancouver 2010 sarà il 12 febbraio e quel giorno, a guidare la squadra italiana con il tricolore in mano, ci sarà proprio lui, l'eroe di Torino 2006.
«Ai primi di novembre mi è suonato il telefono, era il segretario del Coni, Lello Pagnozzi, che con il suo bell'accento romano mi fa: “A Giorgio, ci porti la bandiera a Vancouver?”. Per me è un altro sogno che si avvera, dopo quello di aver vinto a Pragelato e aver ricevuto la medaglia d'oro da mia sorella Manuela alla cerimonia di chiusura, un'emozione che ancora adesso sento fortissima, quando rivedo le immagini di quel giorno. Portare la bandiera italiana è per me la soddisfazione più grande, è come se avessi già vinto un'altra medaglia, ed è uno stimolo in più per fare bene. Poter rappresentare tutti gli atleti italiani ma anche chi sta a casa a guardare mi riempie di orgoglio, ho 37 anni e questa sarà sicuramente la mia ultima Olimpiade (la quarta, ndr), anche se avessi avuto una gara il giorno dopo la cerimonia avrei accettato l'offerta del Coni».
A Vancouver, anzi a Whistler Mountain visto che le prove del fondo, come quelle dello sci alpino, si svolgeranno lì, Giorgio Di Centa ha programmato di fare quattro gare: «In ordine di importanza e di possibilità personali la 15 km a tecnica libera a cronometro, l'inseguimento 15+15 km, la staffetta e infine la 50 km, sì proprio quella in cui difendo il titolo: stavolta però si farà a tecnica classica e questo cambia tutto. Il mio obiettivo è una medaglia di qualsiasi colore e in qualsiasi gara, ma sarà molto difficile, ho quattro anni in più e mi accorgo di fare sempre più fatica a recuperare le forze, l'età d'oro per un fondista va dai 30 ai 35 anni, io ne ho 37 e devo puntare più sull'esperienza e sulla tattica. Sto selezionando le gare, dopo il Tour de Ski, al via oggi, parteciperò solo ai campionati italiani di Sappada, vicino a casa, e poi salterò la trasferta in Russia. L'importante prima dell'Olimpiade è non perdere il gruppo rosso di merito per partire con i migliori all'appuntamento più importante della stagione».
Idee chiare e giornate piene di impegni, fra allenamenti, pubbliche relazioni e famiglia. Giorgio e Rita Di Centa, la moglie di quattro anni più giovane, hanno infatti messo al mondo quattro, sì 4, figli: Laura, Martina, Gaia, già tutte avviate allo sci di fondo, con tanta passione e più o meno carica agonistica, e finalmente un maschio, William, che compirà 3 anni proprio il giorno della staffetta olimpica. «Ah sì? Non lo sapevo, ma in ogni caso la festa si farà a casa al mio ritorno, stavolta non verrà a vedermi nessuno, troppo complicata la trasferta in Canada con quattro figli, mia moglie è in gambissima, ma c'è un limite a tutto. Certo, se dovessi andare ancora sul podio sarebbe un miracolo, abbinare la vita di atleta a quella di papà è durissima, da quando è arrivato William poi tutto si è complicato, alla sera siamo distrutti e trovare la giusta concentrazione per l'allenamento non è facile». «Giorgio è un bravissimo papà - assicura Rita -, i figli lo adorano e non riescono a scindere il campione dal papà, burlone a volte, ma anche severo se serve. L'unico patto fra me e Giorgio è che quando deciderà di smettere non si rimetterà in pista come allenatore o altro per ricominciare a girare il mondo senza di noi».
Smettere? «Mi sono posto come limite i 40 anni, se la salute mi assiste...».
Da portabandiera è d'obbligo una previsione per i compagni di squadra: «I ragazzi dello sci alpino sono in credito dopo le zero medaglie di Torino e sono convinto che faranno molto bene, anche le fondiste possono raccogliere più di una medaglia, poi punto su Zoeggeler e su Fabris: confermare i titoli già vinti è molto difficile, ma perché non provarci?».
Già, perché no?