Dal centenario al Liverpool caccia alla vera maledizione

La festa al momento sbagliato, il buco nero Maniche, gli infortuni a catena, la «vendetta» juventina, infine il rigore di Materazzi: l’Inter cerca un esorcista per evitare l’ultima beffa

Mourinho o la festa del Centenario? Il Liverpool o le maledizioni della Juve che, di suo, s’è portata a casa quattro punti su sei? In tempo di gatti neri sventolati come bandiere del destino crudele ed avverso, provate ad immaginare quale sia il vero gatto nero che ha attraversato la strada dell’Inter. A fine gennaio pareva che lo scudetto fosse già cosa sua, oggi sono tutti lì che tremano, Moratti che si permette un ostinato silenzio e anche ieri è andato a coccolare la squadra. Conti che non tornano, se una squadra che ha perso 4 partite in due campionati rischia di non vincere il secondo. Certo, una bella mano è venuta dal fantasma di Mourinho: da quando Moratti ha ricominciato a nasarlo, farlo contattare, insomma da quando l’altro gli ha fatto sapere i suoi onerosi desiderata, e Mancini l’ha scoperto, l’Inter ha cominciato una sbandata ormai diventata incontrollata. E sono stati nervi tesi, incomprensioni, mugugni.
Direte: l’idea Mourinho è affiorata fortemente dopo la batosta subita dal Liverpool. No, molto prima. Eppure anche il tecnico portoghese, un carismatico vincente, deve aver incrociato qualche portarogna. Il Chelsea, una volta liberatosi di lui, ha cominciato a filare come un treno: ha rischiato di vincere il campionato ed è in finale di Champions. Niente male. E comunque Mourinho resta il maggior candidato a sostituire Mancini.
No, quest’anno la corsa ad ostacoli dell’Inter è stata davvero piena di trappole. La sconfitta del Liverpool è stato uno tsunami: l’infortunio devastante a Cordoba nell’andata, i segnali che l’attacco cominciava ad incepparsi, lo sbotto di Mancini, la rabbia di Moratti, i rapporti definitivamente incrinati fra tecnico e presidente. La sfortuna capitata a Cordoba chiama la serie nera, questi sono fatti, di infortuni e infortunati, con la solita appendice dei rapporti disastrosi fra medico e allenatore. Tra dicembre e febbraio se ne sono rotti tre: nell’ordine Dacourt, Samuel e Cordoba. L’Inter è stata costretta a ricorrere alla campagna acquisti ed ha pescato Maniche che, calcisticamente, si è rivelato un buco nero, tanto che non verrà neppure convocato in nazionale agli europei.
Forse ci voleva una maga per cancellare la maledizione: Materazzi, devastato dall’infortunio subito in nazionale e dal rigoraccio di domenica, il trio di cui sopra perduto fino al termine della stagione, Chivu rovinato ad una spalla che dovrà operare, Stankovic, Vieira, Cambiasso a turno fuori uso, Ibra a mezzo servizio e definitivamente messo in naftalina dal 29 marzo (salvo recuperarlo domenica solo per la panchina). Di tutto e di più. Sarebbe servito un esorcista. Piuttosto, sicuri che la tanto decantata festa del Centenario non abbia inciso la sua parte: di solito questi festeggiamenti non portano gran bene. L’Inter è esperta in materia, capitò anche nell’era Pellegrini. Quella settimana è cominciata con la sconfitta contro il Napoli, intervallata dal successo con la Reggina, conclusa con il disastro col Liverpool. Avveduti suiveurs nerazzurri avevano avvisato chi di dovere: una festa, tre giorni prima del Liverpool, non è cosa saggia. Nessuno ha ascoltato, Mancini si è imbufalito per le distrazioni, il patatrac è stato confezionato e alimentato. Già, ma non basta a spiegare tutto. Bisogna aggiungere la forza delle maledizioni juventine. Dietro le quinte ci ha pensato anche Moggi. Tutta roba ad alto potenziale. La gente bianconera non ha sopportato la strafottenza nerazzurra, quella vanteria sullo scudetto degli onesti. Il conto è stato saldato nelle due partite che hanno tolto molto all’Inter. A Torino pari e Figo con la gamba rotta per una scarpata di Nedved. A Milano la sconfitta più indigesta dell’anno. Infine domenica Del Piero ha segnato il pari contro il Catania, lasciando indirettamente al Parma qualche speranza e all’Inter un grattacapo in più.
Da ultimo la Roma: oggi sta a un passo dai nerazzurri. Ma quest’estate, battendoli in Supercoppa, aveva spiegato con onestà calcistica che l’Inter avrebbe visto le streghe. E forse serviva uno stregone.