In centinaia con il Giornale per difendere il voto popolare

(...) stesso ruolo. E, soprattutto, la loro nomina ha levato ogni alibi a chi sosteneva che, senza Berlusconi, l’Italia sarebbe diventata il Bengodi di ogni mercato. Confesso che, a un tratto, ho pensato pure io che il problema fosse davvero Silvio e la sua immagine internazionale. E che, cambiando l’ordine degli addendi, il risultato cambiasse. Cioè che, con un altro governo, i nostri risparmi potessero essere più al sicuro. E, probabilmente, l’ha pensato pure lui, con il suo nobile sacrificio e il videomessaggio, il miglior Berlusconi degli ultimi mesi. Invece, il problema evidentemente non era Silvio. E la proprietà transitiva applicata ai premier non funziona. Tanto che, oggi, ci troviamo a fare i conti con un governo di non eletti. Che, certo, ha i voti degli eletti e quindi è assolutamente legittimo. Ma che, come dire?, fa una strana impressione.
E, si badi bene, non si tratta di amore per chi urla di più, di opposizione tanto per fare opposizione o di scegliere posizioni massimaliste. Ma, semplicemente, di amore per la democrazia e di rigetto delle ammucchiate gestite dall’alto, con banche e poteri forti come massimi sponsor. È di estrema sinistra tutto ciò? È di estrema destra? No, molto più semplicemente è di estrema democrazia.
Ai sensi della Suprema Carta è tutto legittimo, visto che il popolo «esercita la sovranità nelle forme e nei limiti della Costituzione». Quindi è tutto ok. Ma vogliamo anche porre l’accento sulla prima parte di quel secondo comma dell’articolo 1, e cioè quello che dice che «la sovranità appartiene al popolo?». Possibile che coloro che si riempiono la bocca tre volte al giorno di Costituzione dimentichino proprio questa parte, quasi fosse un corollario di bellezza, qualcosa magari pure un po’ inutile e fastidioso? Vogliamo scrivere in Costituzione che la gente normale e gli elettori semplici ci fanno un po’ schifo e che la teoria delle élites di Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto è la nostra nuova stella polare? Vogliamo mettere per iscritto che il voto non conta?
E, soprattutto, vogliamo dire che quel voto e quella gente normale non contano e ci fanno ancor più schifo soprattutto se vince il centrodestra e cioè quelli che non piacciono alla gente che piace e agli intellettuali?
Vedete, io penso che il voto sia sacro. Sempre. Persino quando non mi piace. E, su queste colonne ho duramente stigmatizzato i ridicoli ricorsi alle regionali presentati dall’ex consigliere regionale dell’Udc e della Lista Biasotti Matteo Marcenaro per invalidare l’elezione di Burlando sulla base del fatto che le elezioni erano indette dal prefetto anziché dal governatore, o viceversa, o perché i consiglieri erano quaranta e non cinquanta. Ricorsi addirittura appoggiati e santificati in alte sfere. E, invece, quando si perde, si perde. E quando non ci si vuole stare è ancora peggio. Allo stesso modo, proprio perché penso che il voto sia sacro, credo che sia sacrosanto che la magistratura faccia le proprie indagini e che se uno ruba vada in galera e non mi piace per nulla il centrodestra (e il centrosinistra) quando difende gente a prescindere. Ma, allo stesso modo, proprio perché sono garantista per tutti, penso che le istituzioni elettive debbano stabilirle gli elettori e non il potere giudiziario. Persino e soprattutto se le indagini sono contro quelli che non ho votato io.
Insomma, quelle cinque parole «la sovranità appartiene al popolo» sono il sale e il pepe della nostra democrazia, senza le quali si può fare anche a meno di iniziare qualsiasi discorso. E proprio per questo ho subito sposato con entusiasmo l’idea del responsabile sicurezza del Pdl Liguria ed ex consigliere regionale Gianni Plinio di organizzare un dibattito per difendere questo principio, a cui ha immediatamente aderito il capogruppo del Pdl in Regione Matteo Rosso e dove interverrà quasi certamente - se solo gli impegni di questi giorni in redazione e in televisione, davvero massacranti, glielo permetteranno - anche il nostro direttore Alessandro Sallusti.
E sapete qual è la cosa bella? Che su un tema così alto e anche difficile, se vogliamo, proprio perché si parla di principi e non di questioni quotidiane che tocchiamo con mano ogni giorno, hanno immediatamente aderito tanti altri amici: da Enea Petretto e Brunella Maietta, sempre i primi a mobilitarsi fra i nostri lettori, a un consigliere regionale del Pdl come Marco Melgrati che ha fatto della battaglia la sua cifra stilistica, tanto che - lui, dandy e cavaliere di una nobilità d’altri tempi - indossa un truzzissimo dente di squalo come ciondolo. Segno che Melgrati non si arrende mai (credo pure sia il più indagato di tutta la Liguria, e pure il più assolto della Liguria stessa). Ma ha aderito anche un vecchio democristiano che non ha mai rinnegato le sue idee come Vittorio Adolfo, ex assessore con Biasotti, ex deputato Udc e leader ligure dei Popolari Liberali, la formazione dell’ex sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi. E adesioni come quelle di Adolfo fanno enormemente piacere, visto che non vengono da esponenti abituati a stare sempre in prima linea, ma da veri moderati. Moderati ma amanti della sovranità popolare. Così come sono amanti della sovranità popolare i «promotori della libertà» e fa doppiamente piacere che ieri sia arrivata anche l’adesione di Piero Vassallo, uno dei più seri e anticonformisti intellettuali liguri. E sono moltissimi i lettori che incontro per strada e mi dicono: «Carissimo Massimiliano, io ci sarò». L’appuntamento è venerdì prossimo alle 17 nel salone del Bi Bi Service di via Venti Settembre 41 al terzo piano. Che, detto così, sembra quasi un centro estetico, ma molto più semplicemente è il palazzo dell’ex cinema Verdi, in cima a via Venti, all’altezza di piazza De Ferrari, proprio di fronte alla Borsa. Comunque, sotto il palazzo ci saranno persone che indicheranno la strada giusta.
E la strada giusta, ovviamente, è quella della sovranità che appartiene al popolo.