Centinaia di milanesi in fila per salutare Aniasi

La commozione dei suoi compagni di partito: «Aldo era un socialista concreto, con la ragionevolezza di chi si è fatto con la gavetta»

Andrea Indini

Lutto cittadino. Una coda silenziosa in attesa, ieri pomeriggio, per poter entrare a Palazzo Marino. Centinaia di persone, strette nel ricordo e nella sofferenza, hanno portato un omaggio corale all’ex primo cittadino del capoluogo lombardo, Aldo Aniasi scomparso sabato scorso all’età di 85 anni.
La porta principale del municipio aperta lascia entrare pochi raggi di sole. Tra i gonfaloni della Fiap, della Provincia e della Regione, tre garofani rossi appoggiati su una bara marrone chiaro e una processione muta che porta l’ultimo saluto al «comandante Iso», prima dei funerali che si terranno questa mattina e ai quali parteciperà anche il segretario dei diesse, Piero Fassino. Tra i primi ad arrivare il sindaco Gabriele Albertini, accompagnato dal suo vice Riccardo De Corato. «Ho avuto modo di incontrarlo in diverse cerimonie - sussurra Albertini all’uscita dalla camera ardente -: è stato una persona che, in qualità di sindaco, ha saputo vivere con impegno questa città pur trovandosi a Palazzo Marino in un momento particolarmente difficile». «Era un grande lavoratore», «un uomo sempre disposto al dialogo», «una persona attenta alla città e ai suoi cittadini». Frasi strozzate passano di bocca in bocca. Tra le file si riconoscono ex partigiani, che portano al collo il tricolore, e alcuni (pochi) alpini. Ci sono alcuni bambini che curiosano in silenzio. «L’Italia intera - afferma commosso il presidente della Provincia, Filippo Penati - ha perso una grande figura, un esempio importante di come si possa essere sindaco anche in momenti difficili». Si pensa alle rivolte studentesche, allo stragismo e agli inizi degli anni di piombo. «È stato un grande sindaco - conclude Penati - che ha saputo trasmettere il senso dell’unità a una città minata da continui attacchi». A rendere omaggio a Iso anche gli ex compagni del Psi, tra cui Ugo Intini e Carlo Tognoli, e quelli del nuovo partito, tra cui il segretario provinciale Franco Mirabelli, il capogruppo diesse Emanuele Fiano e il segretario cittadino Carlo Cerami. «Ci lascia un nobile padre della democrazia e della libertà - interviene il vicepresidente della Provincia, Alberto Mattioli - entrambi valori fondamentali che tutti noi abbiamo il dovere di affermare, difendere e tramandare nel rispetto di quanti hanno combattuto e sofferto per conquistarli».
È possibile leggere la commozione negli occhi di molti. Ognuno porta con sé un ricordo. «L’ho incontrato - spiega Ugo Intini, presidente dello Sdi - quando ero cronista all’Avanti e lui era assessore: ho imparato a conoscerlo e a vedere in lui un socialista concreto, di quelli che si sono formati facendo la gavetta e traendo ragionevolezza proprio da questo». «Ero cronista del Giorno - ricorda Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia - quando l’11 settembre ’73 io e Aldo abbiamo appreso del colpo di Stato in Cile: non dimenticherò mai quel giorno, ma soprattutto il dolore e lo sconforto dipinti negli occhi di Aniasi». Altri ricordano la sua politica in favore delle scuole. «Ho collaborato con Aniasi apprezzando molto i suoi continui interventi nel tentativo di irrobustire la struttura scolastica milanese - sussurra davanti alla bara Noè Foà, ex preside della scuola Campo Lodigiani (oggi, in via Primaticcio) -. Ero con lui nel gennaio ’71, siamo andati in Israele e abbiamo incontrato l’allora ministro degli Esteri: Aniasi era un precursore, il fautore della primissima missione pubblica partita da questa città». «Io e mio fratello abbiamo telefonato qualche settimana fa ad Aldo - ricorda Nando Vertemati, segretario provinciale dello Sdi - per organizzare una giornata in ricordo di Francesco De Martino. Anche in quell’occasione si era dimostrato una persona infaticabile, con un forte senso delle istituzioni».
Sfilano anche i compagni della Garibaldi. Lo ricordano tutti con affetto. «Mi ricordo ancora quando era sindaco - racconta Aldo Giassi della 51ª Brigata -, si è dimostrato un politico molto efficiente, vicino ai giovani e attento alle esigenze di tutti».