Centinaia di persone in coda per abbracciare la santona Amma

Silvia Villani

Se durante i venerdì d'estate il Palasesto si è trasformato in una moschea, per tre giorni la grande struttura sportiva dell'ex Stalingrado d'Italia, diventa un tempio di meditazione e di purificazione.
Anche se il palazzetto, sede della società di hockey Diavoli Rossoneri, non assomiglia per niente a un luogo di culto, da ieri centinaia di persone, scalze e con in mano un ambitissimo biglietto numerato, sono in coda da ore per incontrare Mata Amritanandamayi.
Amma, come viene chiamata la santona indiana, è in grado ogni anno di «fare il tutto esaurito». Da ogni città di Italia arrivano infatti, donne, anziani e bambini solamente per essere abbracciati. Ieri, dopo un momento di meditazione e i bhajan, i canti devozionali, la fila ha incominciato a muoversi verso la donna e Amma ha iniziato a distribuire il darshan, l'abbraccio, che, come dicono gli organizzatori, «guarisce».
Nata in Kerala cinquantadue anni fa, Mata Amritanandamayi si fermerà solo alla prime luci di sabato mattina, dopo il puja, un rito di purificazione. Tra le braccia della donna, avvolta da un sari bianco e dal forte odore di incenso, le persone piangono, altre dicono di entrare addirittura «nel nirvana». Intorno a lei il coro di monaci e discepoli e stand di cucina vegetariana. Le sue trasferte sono infatti organizzate in modo scrupoloso dall'associazione italiana di San Secondo di Pinerolo, «Amici di Amma».
Vive in India solo due mesi all'anno, per il resto del tempo la «signora dell'abbraccio» viaggia attraverso Italia, Spagna, Australia e America per raccogliere offerte che servono per pagare una pensione alle donne povere, offrire pasti agli indigenti e costruire scuole e strutture medico-assistenziali per bambini in India.