Centinaia di testimonianze perché Genova non dimentichi

Cara Emma Marcegaglia, caro Luca Cordero di Montezemolo, oggi avete l’opportunità di dimostrare che non siete solo autocelebrativi nelle vostre associazioni ed aziende. Oggi avete l’occasione, offertavi dai disastri compiuti dalla natura, di pulirvi le piume e dar seguito ai profluvi di parole che proferite sia nelle interviste sia nelle vostre relazioni prive poi di riscontri tangibili.
Oggi avete l’opportunità e l’obbligo di chiamare a raccolta i vs associati e di imporre loro (amabilmente) di correre in aiuto delle popolazioni alluvionate.
Avete questo obbligo perché da quando esiste la Repubblica molti di voi, hanno avuto aiuti da parte dello Stato, ovvero anche da parte di quei cittadini che oggi non hanno più nulla portato via dalle acque.
Oggi siete voi la loro «cassa integrazione», sono le aziende associate a doversi privare di una piccola quantità di oggetti e denari e metterli a disposizione della comunità.
Cara signora Emma e caro signor Luca la vita non è solo bei salotti e forbite parole ma anche rispetto della sorte che fino ad oggi vi ha favorito, rispetto della dignità degli altri, rispetto di quelle persone che vi osservano e si domandano se siete marziani o capite che la vita è anche il dolore.
Vi prego date cenno di essere terreni, affievolite gli scontri verbali perché un vostro gesto di coraggio potrebbe essere l’inizio di una nuova epoca per tutti noi, ad anche per voi soprattutto oggi che la natura si è ripresa delle vite che non possono essere ne dimenticate ne risarcite ai famigliari ed altri hanno perso il loro presente.
Andrea Cambiaso
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Caro Massimiliano, in questi giorni di grande dolore per una città ferita che piange i suoi morti per l'alluvione, non riesco a non pensare già da subito a cosa si debba fare, per non tra qualche anno ritrovarci (speriamo di no) a discutere ancora di quello che non si è fatto per arginare la furia degli eventi atmosferici, che ormai andando verso una tropicalizzazione del clima, a scadenze fisse appaiono con il loro carico di morti, la prevenzione diventa parte fondamentale per evitare tragedie.
Innanzitutto parto dai funerali delle vittime, vedere Domenico il ragazzino che ha perso la sua adorata mamma sacrificatasi per salvarlo e le sue parole di una dolcezza immensa mi hanno fatto piangere perché la mamma tesoro inestimabile di tutti noi non può sparire per colpa di persone superficiali che dovrebbero gestire una città e negli anni hanno rivelato a tutti noi la loro incapacità.
Io credo che il sacrificio di queste vittime innocenti debba essere ricordato, e il miglior modo, anche se può sembrare simbolico sarebbe quello di intitolare a loro (sulla targa ci voglio vedere tutti i nomi) la via Fereggiano che vorrei un domani portasse il loro nome.
A questo proposito, mi piacerebbe che il Giornale si facesse portavoce di questa proposta (se la ritenete una buona idea) perché così facendo, ogni giorno ci si ricorderebbe di loro e chiunque amministrerà la nostra città non potrà far finta di niente perché il problema esiste e finché non si faranno dei lavori per la sicurezza del Fereggiano e del Bisagno ci saranno.
In seconda battuta, in maniera più concreta vorrei vedere da domani progetti in massima urgenza che facciano in modo di mettere in sicurezza i quartieri a rischio.
Per ultimo ma non ultimo in termini di priorità pulire i fiumi a rischio interventi poco onerosi che possono però salvare vite umane che non hanno prezzo, i soldi li devono trovare piuttosto evitino di organizzare eventi come la notte bianca che diventa solo una passerella per i politici e rimane fine a se stessa.
Quando vogliono trovare i soldi li trovano, vorrei anche che l'opposizione su queste cose fosse un po' più decisa nel battere anche quotidianamente sulle situazioni a rischio perché anche loro non mi pare abbiano brillato come guardiani delle malefatte della Vincenzi... Tutto questo lo dobbiamo fare per rispetto alle vittime dell'alluvione e per le centinaia di volontari che hanno messo in luce che Genova si merita una classe dirigente che valga di più che abbia le palle di fare le cose costi quel che costi, solo cosi non dovremmo più piangere per delle preziose vite umane spezzate dall'incuria e dall'inedia.
Un abbraccio e complimenti per il lavoro che svolgete
Stefano Garassino
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Caro Direttore, mi ritrovo assolutamente nei tuoi pezzi di questi giorni: credo che lo sgomento e il dolore che ha provocato in tutti noi la tragica alluvione dei giorni scorsi impongano di prendere posizione senza minimamente voler strumentalizzare il dramma.
La magistratura dovrà stabilire le responsabilità, certo. Ma dobbiamo però urlare il nostro sdegno e la nostra rabbia per la folle irresponsabilità di chi ha creduto opportuno chiudere i cimiteri e lasciare aperte le scuole.
Ma forse, a ferire ancora di più sono le deliranti affermazioni della Vincenzi e dei suoi assessori, profondamente offensive nei confronti delle vittime, delle loro famiglie e dell'intelligenza dei cittadini.
Si dimetta o no, la Vincenzi non ha più titolo per essere Sindaco dei genovesi.
Gianni Bernabò-Brea
Consigliere Comunale La Destra
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Caro direttore, come testimone dell'alluvione di Genova di questi giorni, in quanto abitante della città, mi sento di dire con rammarico che durante le giornate difficili in cui tanti volontari e giovanissimi come me si sono prodigati con generosità per aiutare le popolazioni duramente colpite, si è notata l'assenza degli stranieri presenti sul territorio che hanno perso l'opportunità per dimostrare di volersi integrare veramente nella nostra comunità. Peccato che i responsabili delle varie comunità straniere non abbiano sensibilizzato abbastanza gli appartenenti ai loro nuclei su questo argomento. Sarebbe stata un'ottima occasione per dimostrare solidarietà e senso di appartenenza ad una comunità che li ha accolti e spesso appoggiati.
Francesco
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Caro Massimiliano, Ti sarai sorpreso del mio «silenzio» nel contesto di una tragedia come quella che Genova sta vivendo in questi giorni. È vero, non è da me riuscire a «tacere». Eppure, questa volta l'ho fatto: perché di parole se ne sono spese tante prima, ma per affrontare gli eventi naturali servono i fatti non le promesse, i «faremo», i megaprogetti stile film americani che tutti sanno irrealizzabili.
L'ho fatto perché di parole se ne sono spese tante e male, molto male durante le ore dell'alluvione, nel corso delle dirette televisive: esternazioni insensate corroborate da arroganza e supponenza sono uscite dalle bocche dei nostri governanti locali. Un affronto gravissimo alla situazione, alle vittime ed a tutta Genova che hanno udito tutti!
L'ho fatto perché nel 2011 morire per una tragedia annunciata lo trovo fantascientifico.
L'ho fatto perché Genova in ginocchio fa male al cuore: se penso a questa Genova violentata dall'arroganza e dal potere di chi non si assume responsabilità davanti a sei (dico sei!!) vittime innocenti, di chi chiude cimiteri e musei, invita a starsene a casa ma tiene le scuole aperte senza dare informazioni né alle famiglie né alle scuole stesse, di chi accusa i propri cittadini o i presidi delle scuole dell'accaduto, di chi anziché far ripulire letti e argini dei fiumi e dei torrenti preferisce spendere i soldi pubblici in finti restyling di strade e marciapiedi che dopo un mese sono nuovamente groviera, oppure in megaprogetti di restyling di parchi che continuano a morire nel degrado e nell'incuria, che spende in progetti dispendiosi per attività ricreative per rom o per consulenze i cui risultati non decollano mai...
Ecco perché, Massimiliano, proseguo nel mio doloroso silenzio che però nel mio cuore urla di rabbia e di sdegno... e di una tenerezza infinita per sei povere vittime dell'incoscienza e dell'indifferenza umana alle quali i genovesi perbene chiedono umilmente perdono.
Con la stima di sempre.
Maria Ceroni
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Caro Lussana, figurarsi se a Genova, nelle case con le porte scassate dalla piena del Fereggiano, non sarebbero entrati in azione i ladri che, in tristi occasioni come questa, vengono chiamati sciacalli (chiedo scusa ai citati animali...). Mentre scrivo, sono già nove, gli arrestati, più altri due deferiti in stato di libertà perché minorenni. Strano, non c'è, tra essi, un italiano, nè un tedesco, nè un francese, e neppure un olandese, nè un belga, vallone o fiammingo che sia. Sono Romeni, Ecuadoriani, Tunisini e Moldavi. Tutti hanno dichiarato che non era nelle loro intenzioni rubare alcunché. Dev'essere proprio così, la forza immane delle acque ha depositato gli oggetti, apparentemente rubati, nelle loro tasche e nelle loro sporte...
Luigi Fassone Camogli
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Caro Dottor Lussana, ho visto su «il Giornale» di oggi una sequenza di lettere relative alla sciagura occorsa a Genova nei giorni scorsi ma non ne ho letto alcuna perché in questi casi è usanza dei liberali cercare secondo una propria logica non chi è stato ma perché è successo.
È prerogativa della superficialistica cercare teste da tagliare con purghe definitive e tombali. Io credo si debba approfondire l'analisi dei fatti per trarre dagli eventi catastrofici salutare lezione per fare che ciò non si verifichi più usando la massima genovese «chi ha più scienza ce la metta».
Io vorrei avere una risposta ad un dubbio sorto nel corso delle trasmissioni Tv i letti dei fiumi debbono essere tenuti puliti e sgombri oppure premiare chi asserisce che la vegetazione rallenta il deflusso delle acque favorendone un decorso pacifico. Potreste esaminare con calma e saggezza la veridicità di questa affermazione e dirci quale teoria è bene adottare?
Distinti saluti.
- Gavi
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Albero caduto in piazza Villa Ho fatto un sopralluogo sull'accaduto.
A mio avviso si ravviserebbero delle responsabilità sul cedimento dell'albero.
Ho notato una conduttura sotterranea circa diam. 30 per la cui esecuzione potrebbero aver tagliato delle radici.
A mio avviso occorrerebbe fare un'indagine approfondita lasciando le cose così come stanno ed avvertendo le autorità pubbliche preposte.
Elio Salterini
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Credo che occorra fare una seria riflessione sugli interventi da fare per evitare di dover rivedere altre tragedie in futuro; premesso che oggi è troppo facile colpevolizzare solo il Sindaco e non tutta la struttura comunale sia politica in quanto eletta sia amministrativa in quanto di carriera per quanto di sua competenza e le altre strutture preposte al controllo dei fiumi (Provincia?); di certo il Sindaco di Genova paga lo scotto di una non particolare simpatia per certe sue prese di posizione contro politici a Roma e manager di grandi gruppi sempre di Roma quasi fosse la maestrina che puo’ dare lezioni a tutti ma oggi occorre anche dire come mai il progetto dello scolmatore che avrebbe dovuto essere già terminato è fermo dal 1992 per ragioni legate ancora alla tangentopoli di quel periodo.
La validità di un progetto come lo scolmatore e la necessità di far partire i cantieri non dovevano fermarsi per sempre ma avrebbero dovuto riprendere una volta chiuse le inchieste e se dopo quasi 20 anni vediamo in Liguria progetti fermi dal «tunnel pilota del terzo Valico» a Voltaggio, dallo scolmatore etc. etc. significa che occorre fare una critica sulle conseguenze provocate dai ritardi legati ad inchieste chiuse e che se è giusto che la Magistratura indaghi sui reati legati alle grandi opere, dopo 20 anni le Amministrazioni locali e la politica debbano riprendere il loro ruolo di portare avanti interventi infrastrutturali necessari senza la scusa che il non fare dipende sempre e solo da colpe di «altri» (Stato, Magistratura etc. etc).
Ora chi amministra deve prendere i provvedimenti per far si che il prossimo anno i cantieri dello scolmatore ripartano e se mancano i soldi occorre che gli enti locali facciano la loro parte nel reperire risorse e lo Stato faccia la sua parte con il conferimento di fondi dedicati a quel progetto che deve essere portato avanti per ragioni di sicurezza di tutta la val Bisagno e che dovrà prevedere allo sbocco in corso Italia un sistema di dighe foranee tali da consentire il regolare deflusso anche in presenza di mare mosso come accaduto venerdì scorso alla foce del Bisagno con difficoltà nel deflusso in mare che ha aggravato la situazione vista a Marassi.
Mario Lauro
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Il 4 novembre 2011 è stata una giornata che nessuna famiglia genovese potrà mai dimenticare.
I genitori, come tutte le mattine, si sono preparati a portare i loro figli a scuola senza immaginare quello che di lì a poco sarebbe successo. Man mano che passavano le ore la situazione «precipitava»: il torrente Fereggiano si gonfiava e scaricava le sue acque nel Bisagno.
In poche ore le precipitazioni raggiungevano i 30-50 cm d'acqua: i tombini saltavano e le strade si allagavano.
Sul sito del centro meteo dell'Arpal (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente ligure) si legge: «L'allerta è emanata dalla Protezione civile della Regione Liguria, sulla base delle previsioni fornite dal Centro Funzionale Meteo Idrologico di Arpal. Precipitazioni anche importanti potranno essere accompagnate da raffiche di vento e mareggiate lungo le coste… previste piogge diffuse e persistenti, in quantitativi elevati su Imperiese, Savonese e Genovesato e significativi anche sullo Spezzino (calcolati per quest'area intorno a 30-70mm/24h nelle giornata di venerdì in aumento fino a 90mm/24h sabato)».
L'Amministrazione Comunale, nonostante l'allerta meteo 2 della Protezione Civile, emanato già nei giorni precedenti dal servizio meteo dell'Arpal, alla luce del disastro ambientale delle Cinque Terre e in considerazione di un evento, che aveva preannunciato su tutti i media (tv e radio locali) la sua imprevedibilità, ha dimostrato un comportamento IRRESPONSABILE tenendo le scuole aperte.
Noi tutti condanniamo, quindi, le parole del Sindaco, Marta Vincenzi che ha dichiarato di non sentirsi responsabile di questa tragedia perché la città è stata investita da un vero e proprio tsunami.
La scelta del Sindaco e dell'Assessore Veardo di tenere le scuole aperte non è stata programmata quindi sulla base di una reale emergenza al fine di prevenire l'alluvione.
Perché?
Le risposte del Primo Cittadino mi hanno lasciato di stucco. Le scuole vanno tenute aperte perché sono luoghi sicuri dove i genitori possono lasciare con tranquillità i loro figli tutto il giorno (anche nelle zone adiacenti i fiumi?! ) e se occorre in emergenza possono essere adibite a luoghi di rifugio per gli evacuati.
Fortunatamente i bambini hanno una famiglia, caro Sindaco, e non dormono a scuola.
In caso di mancato prelievo da parte della famiglia è responsabilità dell'insegnante rimanere con il minore ma gli insegnanti non sono dipendenti comunali obbligati a fare assistenza perché lo decide Lei, oltre il loro orario di servizio, magari fino a tarda sera!
Se i genitori li hanno portati a scuola, dovevano anche prelevarli e negli orari di punta della piena è stato molto pericoloso, contro ogni norma si prevenzione e di sicurezza!!!
Migliaia di ragazzi delle scuole medie e superiori si sono trovati in grave pericolo all'uscita da scuola (dalle ore 13 alle 14,30), da soli, per le strade di Genova alluvionate, con un fiume in piena e nell'impossibilità di chiamare la famiglia essendo i telefonini i tilt.
E allora ecco che un'ipotesi prende vigore: non sarà per caso che, in vista delle prossime Elezioni Amministrative, Marta Vincenzi ha deciso di tenere le scuole aperte, per evitare ulteriori critiche, dopo quelle ricevute lo scorso anno in occasione della chiusura delle istituzioni scolastiche a causa della neve?
Tiziana Notarnicola
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Tramite il Giornale, intendo esprimere il mio più profondo cordoglio per le vittime dell’alluvione di Genova del 4 novembre ultimo scorso, oltre ad estendere anche le mie più partecipate condoglianze a tutte le loro famiglie. Rivolgo, inoltre, il mio più vivo e sentito ringraziamento a tutti coloro che da subito, giorno e notte, hanno incessantemente operato nelle zone colpite per salvare vite umane, dare loro conforto, togliere fango e detriti e riportare la situazione alla normalità. Tutti, indistintamente, carabinieri, esercito, polizia di stato, vigili del fuoco, polizia municipale, Aster, Amiu, taxisti e volontari sono stati a dir poco efficienti e meravigliosi. Un mio pensiero va, altresì, a tutti quei cittadini che dopo anni di sacrifici hanno subito danni alle abitazioni e agli esercizi commerciali e che ora hanno perso tutto e che debbono ricominciare da capo. Voglio, infine, sparare per la nostra comunità che così tragici eventi non debbano mai più ripetersi.
Giannalberto Conte
Capogruppo Lega Nord Liguria Municipio di 1 Centro Est Genova
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Non è ancora il tempo per la polemica. Genova è scossa dal lutto e dai profondi disagi che i cittadini devono affrontare.
Prendiamo atto della scelta di posticipare a giovedì pomeriggio il confronto con il Consiglio comunale, dibattito nel quale ci auguriamo vengano rese un po' di giustizia e verità.
La Lega Nord già sei mesi fa, a seguito dell'analisi del lavoro svolto dal Sindaco Vincenzi e dalla sua Giunta in quattro anni di amministrazione, ne aveva chiesto le dimissioni.
Le responsabilità politiche non sono certo solo del Sindaco ma della classe dirigente della sinistra genovese che almeno negli ultimi trenta anni ha governato Comune, Provincia e Regione, certo Marta Vincenzi si è dimostrata assolutamente inadeguata nella gestione dell'emergenza e nella fase successiva ai fatti calamitosi.
Quello che domandiamo è fino a che punto Sindaco e Presidente della Regione vogliono rimanere ancorati al potere, perché se neanche in tali circostanze prendono in considerazione il fatto di dimettersi, non comprendiamo cosa debba succedere prima di fare autocritica e mettersi in discussione.
Alessio Piana Capogruppo Leganord
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Il Gruppo P.d.L. del Comune di Genova nel rispetto delle vittime e di tutti coloro che hanno subito danni, ha volutamente evitato polemiche inconcludenti e strumentali, contrariamente hanno fatto i partiti che sostengono la maggioranza.
Pertanto, oggi, alla luce del rinvio della seduta del Consiglio Comunale, da noi voluta e fortemente attesa dalla popolazione, per far luce sui tragici fatti accaduti, reclama il suo ruolo istituzionale di verifica e di controllo.
Di conseguenza nella Conferenza dei Capigruppo di oggi, facendo seguito alle numerose richieste di chiarimento dei propri Consiglieri, ha preteso un'immediata convocazione del consiglio comunale monotematico per giovedì p.v..
Quanto accaduto comprova un'evidente responsabilità politica di tutte le istituzioni, nella fattispecie del Sindaco, del Presidente della Provincia, del Presidente della Regione, per loro rispettive competenze, ma soprattutto delle forze politiche di sinistra che negli ultimi decenni hanno governato Genova e non sono state in grado di metterla al riparo da quanto accaduto, nonostante la conoscenza delle aree a più alta criticità.
Inoltre le inadeguate e irrispettose dichiarazioni del Sindaco, nell'imminenza della tragedia e del disastro, hanno rotto quel sottile filo di fiducia che ancora la legava alla cittadinanza, pertanto oggi risulta superfluo chiedere le sue dimissioni in quanto, nei fatti, non rappresenta più i cittadini genovesi.
Il Gruppo Consiliare P.d.L, del Comune di Genova, coglie l'occasione per ringraziare le centinaia di volontari, in gran parte giovani che con grande generosità si sono adoperati per portare aiuto a tutti coloro che sono rimasti colpiti dall'alluvione e, nelle esprimere solidarietà a tutti le famiglie delle vittime e di tutti coloro che hanno subito danni, riconferma il proprio impegno a tutti i livelli per sostenere le attività economiche danneggiate e i privati cittadini.
Il Gruppo Consiliare Comunale
dell Popolo della Libertà
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Il Gruppo consiliare l’Altra Genova stigmatizza l’annullamento della riunione del Consiglio Comunale di oggi pomeriggio nella quale erano previste le dichiarazioni del Sindaco sull’alluvione che ha colpito duramente la Città nei giorni scorsi, e per la quale era già stato previsto il rinvio delle usuali interrogazioni a risposta immediata proprio per consentire al Primo Cittadino di riferire ai Consiglieri e quindi ai Genovesi tutti, sulle tristi perdite umane e sulle gravi conseguenze economiche per la popolazione e per le attività produttive.
A tali dichiarazioni avrebbe dovuto seguire un dibattito in aula, sia pur in tempi contenuti, per dare modo ai Gruppi Consiliari di esprimere le loro prime valutazioni sui fatti.
La decisione di annullare la seduta consiliare appalesa chiaramente le difficoltà di questa Giunta a rispondere ai tanti interrogativi che sono emersi in questi giorni e comunque rappresenta una grave violazione delle regole democratiche, essendo il Consiglio Comunale il più alto organo di rappresentanza dei Cittadini e la loro espressione.
L’Altra Genova denuncia come, purtroppo, si ritenga il Consiglio Comunale (organo del Comune al pari della Giunta e del Sindaco) un «fastidioso orpello» al quale dover rendere conto e con il quale rifiutare qualsiasi discussione.
L’Altra Genova ritiene che chiunque rivesta una carica istituzionale e si trovi dunque a rappresentare tutti i Cittadini, debba rispondere in ogni sede e in qualsiasi circostanza della trasparenza e della correttezza del proprio operato.
Emanuele Basso,
Giuseppe Murolo, Enrico Musso
Il gruppo Consiliare L’Altra Genova
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Quando, votati dai cittadini, si accetta di diventare sindaco, ci si accollano le relative responsabilità. Non ci si preoccupa se per un allarme forse eccessivo (vedi allarme neve dell'anno scorso) si viene criticati dall'opinione pubblica: la preoccupazione di un sindaco dev’essere quella di tutelare i suoi amministrati, di proteggerne la vita e possibilmente i beni. Se la sindaca Vincenzi si fosse presa la responsabilità che le compete e avesse chiuso le scuole, la mamma albanese con i due figli e la ragazza che è andata a scuola a prendere il fratellino sarebbero probabilmente vivi.
Tutto il resto è retorica e scarico di responsabilità: non toccava certo alla Protezione civile chiudere le scuole!
Vergogna!
Per non parlare del Bisagno pieno di alberi, cespugli e rifiuti ingombranti...
Chiara Destefanis
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Nella vita di una persona ci sono momenti nei quali non riesci a capire e a spiegare le dinamiche di ciò che ti circonda. Ti senti solo con te stesso ed impotente all’interno del «contenitore» città con un particolare stato d’animo. È quanto successo a me esattamente alle ore 16,30 di venerdì 4 novembre 2011.
Con tranquillità sono uscito dal lavoro consapevole di cosa era successo in città nella tarda mattinata.
A piedi mi incammino in via XX Settembre direzione piazza della Vittoria avvolto da un’aria calda (un clima da America Latina) e in uno scenario quasi irreale sembrava di essere finiti nel film Platoon. La gente a piedi ed i vigili che non ti lasciavano scendere per la via dopo la Fnac in poi. A quel punto decido di prendere la moto e di provare a tornare a casa con il mezzo passando davanti allo Star Hotel. Una puzza di fogna era ben presente in una zona totalmente uguale a qualsiasi altra giornata precedente.
Nessuna forma di prevenzione era stata fatta, almeno visibilmente lungo la strada. Mi sono domandato se fosse normale che in una situazione di eccezionalità così marcata lungo la strada non ci fosse nulla di diverso rispetto al solito. Il fango si tagliava con il coltello.
Di tutto questo c’è una cosa che fa molto incazzare ed è proprio l’assurda normalità della giornata vista dalla strada. In altre parole, il comune cittadino nell’evoluzione di una giornata incredibile ed unica per dolore e sofferenza non ha visto assolutamente niente di diverso rispetto al giorno prima tale da testimoniare una qualche forma di impegno dell’amministrazione nel fronteggiare il disastro.
Il Sindaco ha avuto tutta l’informazione necessaria sulla gravità del potenziale nubifragio sulla città, ma la risposta è stata forte chiara, Genova si è preparata «all’emergenza» facendo rimanere ogni cosa al suo posto senza alcuna variazione sul tema.
Si poterebbe dire che la Sindaco non ha voluto «disturbare» la città perché non ha ritenuto opportuno fare delle varianti tali da rompere la quotidianità (vedi chiusura delle scuole) di un «normale» venerdì di Novembre. (Quanto conta il calcolo politico e quanto conta quello amministrativo?).
Da anni tutti i sabati passo da via Fereggiano e da sempre ho notato lo stato da Terzo Mondo nel quale viene tenuto questo rio, ma non è l’unico.
A Genova manca completamente la cultura della «straordinarietà» o dell’eccezionalità del fatto in grado di stravolgere una situazione o un territorio.
I Quartieri di Genova sono molto diversi uno dall’altro e ragionare in questo modo è stato particolarmente miope.
Volendo fare un paragone calcistico è come se un Allenatore affrontasse tutte le partite con la stessa formazione e con lo stesso atteggiamento senza mai modularsi sulla forza dell’avversario. Sarebbe retrocessione assicurata.
Questo è l’atteggiamento dell’amministrazione della nostra città nell’affrontare qualsiasi circostanza. Sempre fermi, mai propositivi, sempre pronti a prendersela con gli altri aspettando che dagli altri arrivi qualcosa. L’immobilismo è la caratteristica dominante che ha segnato la gestione del sindaco Marta Vincenzi.
Faccio un esempio, ditemi l’utilità dei lavori sul Bisagno in Via Brigate Partigiane per ottimizzarne il deflusso dell’acqua, quando le grosse problematiche sono invece «tutte» sotto la zona di Marassi all’intersezione fra il Fereggiano ed il Bisagno ove le strutture risalgono alle fine del 1800. In quel punto, decisivo ai fini del risultato, non si è mai fatto nulla di concreto per non disturbare il quartiere e creare delle problematiche urbanistiche.
Della serie i soldi spesi per le nuove modifiche in Via Brigate Partigiane sono già stati buttati via.
Ai posteri l’ardua sentenza, ma intanto a Marta Vincenzi chiedo le dimissioni.
Gian Luca Fois