"Cento accuse contro Tonino. Perché nessuno ne parla?"

L’ex fondatore dell’Italia dei valori: "È appena uscito un libro pieno di denunce documentate. Eppure tutti lo hanno ignorato"

Roma - È tutto preso dalla preparazione della prima manifestazione che lancerà la sua «Lista civica nazionale», promossa con Pancho Pardi, Oliviero Beha, Roberto Alagna (il 6 ottobre, alle 15 a piazza Farnese). E così Elio Veltri non vorrebbe proprio tornare a polemizzare con il suo ex compagno di partito Antonio Di Pietro. Eppure è stato proprio lui a ritirare fuori la storia dell’immobiliare pagata dal ministro con denaro pubblico, cosa che ci autorizza a tormentarlo un po’ sul tema.

Allora, onorevole Veltri, con Di Pietro vi punzecchiate?
«Ma per l’amor di Dio!».

Capisco, vi punzecchiate.
«No, guardi, io veramente non ne vorrei nemmeno parlare più. Sto facendo cose più importanti che occuparmi delle case di Di Pietro. La nostra manifestazione sarà una grande iniziativa di società civile, sa?».

Lei non è tipo «tiro il sasso e nascondo il braccio»...
«Ma guardi, sono uscito dall’Italia dei valori nel 2001. Se avessi rancori da ex, se avessi voluto colpire Tonino, di tempo ne avrei avuto, che dice? Invece sono andato via in punta di piedi».

Sì, però di questa casa ne ha parlato lei, mica abbiamo avuto le traveggole.
«Allora, proprio per essere precisi, è tutto scritto, documentato anche nel bellissimo libro pubblicato quest’anno da Oliviero Beha, Italiopoli (Chiare lettere editore, ndr): è un libro pieno di dati, fatti, cifre. Non è colpa mia se nessuno dei grandi recensori ha preso la briga di andarselo a leggere!».

Lei il contenuto di questo capitolo lo conosceva già....
«In parte. Il primo fatto è che Antonio Di Pietro ha effettivamente costituito un’immobiliare denominata An.to.cri, con un acrostico formato dai nomi dei suoi tre figli. È agli atti».

Fin qui nulla di male.
«Per carità. Meno opportuno, forse, è stato usare parte del finanziamento pubblico ottenuto dalla sua Italia dei valori, per affittare quelle sedi al proprio movimento».

Era conteporaneamente proprietario e inquilino...
«Oliviero ha scritto: che “è una sorta di tutto in famiglia”. Non voglio aggiungere altro. Ovvio che la cosa non mi piaccia, ma devo dire, a onore del vero, che Tonino ha ammesso lo sbaglio».

Dove?
«È stato proprio alla presentazione di Italiopoli, a Milano. È andato da Oliviero, e, onestamente ha detto: “È stato un errore”».

E l’altra cosa?
«Ho ricevuto anch’io la lettera dell’avvocato Di Domenico, un altro ex dipietrista: ha fondato l’Idv, ci ha lavorato, e poi ha denunciato Di Pietro per “appropriazione indebita”, “truffa nei confronti dello Stato”, “illegale ricorso al finanziamento dei partiti... ” e altre ipotesi di reato circostanziate... Che dire?».

Me lo dica lei.
«Che io non voglio parlare di Di Pietro. Oliviero nel suo libro scrive che non sa se gli addebiti siano veri, ma che è stupito del fatto che nessun giornale ne abbia parlato. Sottoscrivo in pieno. Però ora rispondo solo sul nostro movimento. Chi vuol sapere di più compri Italiopoli... ».

Ma Grillo vi ha scaricati?
«Assolutamente no. Era, e resta, uno dei firmatari del nostro manifesto».

Ma quando avete indetto la manifestazione «Dal V-Day alla Lista civica»...
«Ha fatto un comunicato per dire che non eravamo parte del suo movimento. Forse è suonata come una dissociazione eccessiva. Ma lo capisco. Si è spaventato!».

Grillo spaventato? E di che?
«Da quando è a capo di un movimento di società civile si sono messi a scavare nella sua vita, nel suo passato, per distruggerlo: e l’incidente, e le barche, e il condono... ».

Chi si è mosso a scavare?
«Ma tutti! La verità è che quando qualcuno in Italia si mette a capo di un movimento di società civile accadono due cose: o lo si coopta o lo si demolisce. Lui stanno provando a demolirlo, ma è un osso duro!».

Vi sentite ancora?
«Mi ha persino invitato a Bologna, per il V-Day! Ma io ho preferito andare a Milano e Torino, dove c’erano dei ragazzi che mi hanno invitato. Di V-day ne ho fatti addirittura due! I nostri ragazzi lavorano insieme».

E a Piazza Farnese cosa farete?
«Con Pardi, Beha, Alagna e tanti altri diremo che c’è spazio per la politica fuori da questi partiti. In Italiopoli, e nel nostro manifesto, c’è una grande intuizione.».

Quale?
«Quella che centrodestra e centrosinistra, in questo Paese, sono complementari: si difendono e si sorreggono l’un l’altro».

E tutti gli scontri sarebbero una farsa?
«Aiutano a serrare i ranghi. Io, noi, crediamo che ci sia spazio per costruire qualcosa di diverso».