Cento anni di mutuo soccorso tra gli uomini di mare a Santa

Gian Maria Bavestrello

Le loro vele, di color rosso come le tinte ottenute dalle cortecce dei pini con cui era uso colorarle, tanto urtavano la sensibilità estetica dei fascisti che qualche «camicia nera» non disdegnava di estrarre la rivoltella per lanciare, sotto forma di proiettili, espliciti avvertimenti a quegli uomini di mare. Ma i pescatori sammargheritesi, per la testa, avevano solo la preoccupazione di sfidare le onde, con il coraggio dell'avventura eretto a ordinaria quotidianità, la fede nella Provvidenza e, dal 21 ottobre 1906, l'orgoglio di un proprio ente assistenziale.
È pertanto sul punto di spegnere cento candeline la «Società di mutuo soccorso fra Armatori e Marinai Pescatori di Santa Margherita Ligure», sorta per erogare servizi previdenziali ai suoi membri quando lo Stato Sociale era ancora di là da venire.
Per festeggiare adeguatamente il secolo di vita, l'associazione si è regalata una targa celebrativa, apposta su uno dei muri della pescheria sita nel quartiere di Corte, e un libro intitolato «Una lunga Storia di Mare», pubblicato dalle Edizioni Tigullio e curato dal giornalista Marco Delpino insieme a Silvio Landriani, vice-presidente dell'Associazione Nazionale dei Poeti, degli Autori e degli Artisti d'Italia. Storia, memorie, letteratura e fotografia - ivi - si fecondano reciprocamente affinché chi c'era ricordi, e chi ancora non c'era possa capire ciò che rappresenta questo sodalizio per la città.
«Si tratta - spiega Delpino - di una fra le più antiche società sammargheritesi, ma solo pensando all'enorme rilevanza che rivestiva la pesca prima dell'avvento del turismo internazionale possiamo comprenderne l'insostituibile ruolo storico». E culturale: ancora oggi, nonostante la società abbia perso la sua originaria funzione e si limiti ad offrire piccoli servizi ai soci pescatori, l'associazione si ritrova sul suo molo per dare vita a tradizionali momenti ricreativi durante i quali il mare - sul cui dorso piccole fortune e grandi sventure non possono lasciar traccia - svela la propria aneddotica di luogo incommensurabile, in grado di dettare usi, costumi e leggi sconosciute alla solidità della terra o al ritmo della fabbrica. E di imporle con la forza livellatrice della natura. «È anche per questa ragione che, come si evince dalla denominazione - prosegue lo stesso Delpino - la società coalizzò armatori e pescatori contro le insidie dei flutti e del destino, al di là delle differenze di classe. A un rapporto così profondo e arrischiato col mare, del resto, si devono pure la vivezza e la varietà delle forme devozionali a Santa Margherita».
«Che la memoria non sia dispersa e che si comprenda più a fondo il valore dell'associazionismo e del volontariato», si augura il presidente Fortunato Viacava.
«Il mare non ha rughe né cicatrici. Gli uomini di mare le portano addosso, ma nessuno è vecchio in mare». Questa suggestiva verità, firmata dallo scrittore Vittorio G. Rossi, sarà scolpita sulla targa celebrativa (che sarà scoperta domani alle ore 11 dopo una Santa Messa celebrata nell'oratorio di Sant'Erasmo, a cui si aggiungeranno la cerimonia di consegna dei riconoscimenti, la presentazione del libro e un rinfresco), a ricordare che il tempo, sulle coste liguri, può essere decisamente relativo. E che altri cento anni saranno come un soffio di vento in poppa.