Cento avvisa il premier: «Il sì alla missione non è affatto scontato»

Il sottosegretario: prima serve chiarezza su tempi, modi e costi

Laura Cesaretti

da Roma

«Non è per nulla scontato il nostro assenso alla missione militare in Libano», avverte il Verde Paolo Cento. Il presidente del Consiglio Prodi annuncia che l’Italia «è pronta» a mandare i suoi militari con la forza di interposizione Onu che dovrebbe essere dispiegata nel Sud del Libano, ma deve ottenere prima il via libera della sua maggioranza e del Parlamento. E secondo il sottosegretario all’Economia Cento, che parla a nome dell’ala pacifista dell’Unione, non sarà una passeggiata, perché dare il via libera alla spedizione nel Paese dei cedri può diventare per il centrosinistra «più complicato» del pur defatigante tormentone sull’Afghanistan, perché rispetto al Medioriente c’è «una fortissima sensibilità del movimento pacifista, e anche del mondo cattolico: la discussione attraverserà trasversalmente tutta la sinistra».
Onorevole Cento, il governo dice di esser pronto a partecipare alla missione militare. Siete pronti anche voi?
«Prodi e D’Alema mi sembrano intenzionati ad accelerare. Ma per far partire i soldati è indispensabile un mandato del Parlamento, e prima bisognerà chiarire molti problemi: i tempi, i modi, i costi della missione, le regole d’ingaggio dei soldati».
La risoluzione approvata dall’Onu non spiana la strada?
«Certo il pronunciamento delle Nazioni Unite fa sì che non ci sia una posizione pregiudizialmente contraria ad un nuovo impegno militare dell’Italia. Ma da qui ad assicurare che saremo favorevoli ce ne corre, non c’è nessuna adesione scontata. Prima ci vuole un’approfondita discussione dentro il governo e dentro l’Unione».
Dunque porrete condizioni per dare il vostro assenso in Parlamento?
«Certo che le porremo. Uno dei primi paletti che avevamo posto, ossia che non si dovesse in nessun caso trattare di una missione Nato, è rispettato dalla risoluzione. Ora occorre fare chiarezza su altri punti fondamentali: dovrà essere una missione di pace, equidistante tra le parti in causa, e che non dovrà assolutamente avere compiti offensivi. Deve servire esclusivamente a sostenere il dispiego dei 15mila soldati libanesi che dovranno riaffermare la sovranità del governo di Beirut sul sud del Paese».
Insomma, i militari della missione Onu non dovranno sparare un colpo?
«No: solo i libanesi dovranno poter usare le armi. Gli italiani non dovranno partecipare ad alcuna azione combattente, salvo ovviamente il diritto di difendersi in caso di attacco».
E il compito di disarmare Hezbollah, come chiedeva una precedente risoluzione Onu mai attuata, e di garantire la sicurezza di Israele a chi spetta?
«Il disarmo di Hezbollah è e deve restare, come dice lo stesso testo approvato dall’Onu, un problema esclusivo del governo libanese. E la sicurezza di Israele va garantita ristabilendo la piena sovranità di quel governo anche sul sud del Libano».
Peccato che i terroristi di Hezbollah facciano parte proprio di quel governo...
«Quando in una democrazia parlamentare come quella di Beirut si crea una rappresentanza istituzionale di movimenti come Hezbollah, o come Hamas in Palestina, occorre interrogarsi sulle cause. Non si può pensare di eliminarla con un editto, bisogna chiedersi se proprio chi ha adottato la strategia della risposta bellica, ossia Israele, non abbia causato il loro rafforzamento».
Dunque il contenuto della risoluzione del Palazzo di Vetro vi soddisfa?
«Purtroppo è stata tardiva, e su questo va dato un giudizio politico severo: di fatto si è consentito al governo israeliano di completare la sua azione militare contro il Libano. È gravissimo che Olmert abbia dato l’ordine dell’offensiva proprio mentre il Consiglio di sicurezza discuteva la risoluzione sul cessate il fuoco».
Per il capogruppo di Rifondazione, Gennaro Migliore, Israele si è «messa fuori dalla comunità internazionale». Condivide un’affermazione del genere?
«Non c’è dubbio che il governo di Tel Aviv abbia condotto una vera e propria strage di civili, proseguita nonostante la discussione dell’Onu. Non c’è nessuna proporzione tra l’attacco pur condannabile di Hezbollah e la reazione militare israeliana. Ora la priorità è accelerare il ritiro israeliano dal territorio libanese e aprire corridoi umanitari per affrontare l’emergenza».