Cento commensali al buio: l’oscurità non fa più paura

Alessandra Caputo

Pochi passi illuminati dalle ultime luci, una tenda di velluto per separare quei bagliori dal buio più totale e poi, improvvisamente, tutto cambia: un ragazzo cieco ti accompagna per mano al posto che ti è stato assegnato e inizia così il tuo viaggio nell’oscurità. Vivere il buio come una situazione di diversità, ma coinvolgente e intrigante per sensibilizzare i sensi, è questo lo scopo del progetto «I sensi nel buio» della casa di cura Villa Tiberia in collaborazione con l’Unione italiana Ciechi.
La cena al buio, organizzata in memoria di Santa Lucia, protettrice della vista, si è svolta all’hotel Rouge et Noir dove oltre 100 invitati hanno apprezzato l’uso degli altri sensi riscoprendo profumi, fragranze e sapori grazie al menu dello chef Fabio Campoli, (Uno Mattina, Rai Uno) che ha messo in contrasto gusti differenti per esaltare ogni sensazione. Brusii, tante parole nell’aria e «Sapore di sale» cantata dall’attore Ennio Drovandi hanno fatto da cornice al sottile gioco di scoperta degli spazi circostanti, allietato dalle note del pianoforte suonato da un musicista cieco. Sensibilizzare l’olfatto, il gusto, l’udito e il tatto attraverso l’invito a una cena completamente al buio è un modo forte per capire che la realtà, anche se non si vede, esiste lo stesso. «Abbiamo pensato di organizzare questa cena perché chi utilizza la vista esclude tutti gli altri sensi - ha dichiarato Vincenzo Marchi, sovrintendente sanitario di Villa Tiberia - quando non c’è luce i sensi che non abbiamo mai usato si risvegliano».
La realtà viene catturata attraverso gli altri sensi e si sostituisce la vista con altre percezioni per esplorare i confini di uno spazio incontrollabile vincendo, a fine serata, il timore dell’oscurità di un vuoto profondo che ti circonda. I camerieri non vedenti con disinvoltura hanno aiutato gli invitati a percepire ciò che vivono quotidianamente, guidando ogni commensale in un viaggio alla scoperta dell’oscurità.