Le cento facce dell’Africa una più povera dell’altra

L’Africa che cambia passa dall’Algeria. Stanno preparando armi e bagagli per trasferirsi lontano da Algeri. Area individuata: a circa 180 chilometri dalla capitale di adesso, verso l’interno, un’area di un milione di metri quadrati che possa ospitare non più di 30.000 persone. La stanno pensando in grande: aeroporto internazionale, mega stadio polifunzionale e circuito di Formula 1. Poi si vedrà. L’Africa che cambia passa dalla Somalia. Basta Mogadiscio, non è più sicura, così come non è più un Paese nemmeno la Somalia. Il governo di transizione si è trasferito a Jowhar, a 80 chilometri da Mogadiscio, dove la guerra ha praticamente distrutto tutte le infrastrutture, per difendersi dalle milizie. Ma del domani non c’è certezza. L’Africa che cambia vive a Juba, nuova capitale del Sudan meridionale, abitata quasi completamente da rifugiati. Seimilaottocento fuggiti solo dallo Zaire, una città ricca soprattutto di emigranti. L’Africa che cambia passa dalla Tanzania. Ha rinunciato alla magnifica Dar es Salaam, che tradotto vuol dire «rifugio di pace», per la più pratica Dodoma. Tutti i principali uffici amministrativi sono stati spostati lì. Ma non è così facile diventare capitale. Abuja ci ha messo dieci anni per avere il riconoscimento ufficile come centro della Nigeria al posto di Lagos. Un’eternità. Certe cose in Africa non cambiano mai.