Cento giorni di coda per i controlli urologici Beretta: «Ora facciamo le tac anche al sabato»

Per una visita urologica bisogna aspettare 120 giorni, contro i trenta indicati dalla Regione Lombardia come termine massimo. Per un esame al torace ci si deve mettere in coda in liste che durano due mesi e per un controllo endocrinologico si verrà richiamati dopo 115 giorni. Accade all’ospedale San Gerardo di Monza. In un anno i tempi di attesa sono raddoppiati, in tanti settori sono perfino triplicati. E si può dire che il pronto soccorso sia in totale over booking. Di fatto i medici si trovano a gestire non solo le emergenze ma anche una marea di visite ordinarie da ambulatorio, che ovviamente rallentano il lavoro.
Per questo Massimiliano Romeo, consigliere regionale della Lega Nord, ha impugnato carta e penna ed ha scritto al direttore generale dell’Asl di Monza, Humberto Pontoni, e all’assessore regionale alla Sanità, Luciano Bresciani. «Queste problematiche - scrive - riguardano il San Gerardo e i poliambulatori di Lissone e Macherio. I tempi di attesa si sono allungati di molto con un conseguente intasamento del pronto soccorso, divenuto un vero e proprio ambulatorio: i cittadini, per non dover aspettare, con le più svariate scuse vi si recano per effettuare esami o visite di controllo». Il Carroccio denuncia il «disservizio» verso i cittadini e punta il dito contro alcune incongruenze sulle tabelle dei tempi di attesa: «Secondo i dati trasmessi alla Regione Lombardia - scrive Romeo -, tutti i tempi vengono ampiamente rispettati quando, ahimé, la realtà è ben diversa». Il consigliere fa un esempio: a quanto risulta dalle segnalazioni di numerosi cittadini sulle prenotazioni dello scorso luglio, per una visita cardiologica i tempi di attesa superano i 73 giorni. Ma sulla carta è scritto che vengono effettuate tutte entro un mese, il tempo indicato dal Pirellone, senza quindi nessuna incongruenza.
Ben consapevole del boom di richieste di questo ultimo anno è il direttore generale del San Gerardo, Francesco Beretta, che calcola un aumento delle prestazioni ambulatoriali dell’8,3 per cento rispetto al 2010: «La gente viene da noi anche per una banale visita per mettere gli occhiali - rileva - Noi gliela facciamo, ma questo ovviamente significa gonfiare le liste d’attesa». Tuttavia le liste sono sinonimo di qualità: «Se tutti vogliono salire sull’Intercity perché offre servizi migliori, è ovvio che ci sia più traffico su quella linea» riconosce Beretta. L’ospedale, dal canto suo, ha fatto il possibile per rispondere alle numerosissime prenotazioni: «Facciamo le tac anche al sabato e abbiamo cercato di organizzare al meglio i turni dei medici. Insomma, abbiamo fatto il possibile».
Quindi come risolvere l’effetto imbuto? Beretta innanzitutto consiglia ai cittadini che hanno particolare urgenza di prenotare la visita attraverso il numero verde della Regione Lombardia 800.638.638: in questo modo verranno dirottati nell’ospedale in cui c’è meno da aspettare. «E poi - aggiunge il direttore del colosso monzese - il nostro ospedale è inserito in una rete che funziona molto bene. Una rete fatta anche di altri ospedali sul territorio e di ottimo livello, anche se più piccoli: da Carate a Desio, da Cinisello Balsamo a Vimercate. I medici sono molto qualificati anche lì e spesso sono gli stessi che hanno lavorato da noi».