Cento giorni e un problema

Caro sindaco, quali che siano il suo nome e la collocazione politica, spero vorrà ascoltare, rinvigorito e raddolcito dal suffragio elettorale, i desideri di un cittadino qualsiasi che cerca di mettersi in sintonia con gli altri abitanti di questa straordinaria città. Nutriamo tutti la speranza che l’eletto possa, nei mitici primi cento giorni, fissare almeno le priorità della sua azione ed con questo auspicio che mi permetto di segnalare quello che ritengo il problema più grave e stringente. Milano deve alla sua storia tutti i suoi pregi, che per modesta di municipio non elenco ritenendoli noti e indiscussi, ma deve anche il suo più vistoso handicap: l’angustia degli spazi, un sistema di circolazione da tempo saturo, perché il territorio non è un bene riproducibile, viene assegnato una volta per tutte. La città si può paragonare a un atleta di straordinaria potenza che però possa procedere soltanto a passettini, con indicibile lentezza. Milano crea, produce, assicura servizi e benessere, ma la sua velocità commerciale è molto bassa, il traffico intasato è un nodo scorsoio che rischia di strangolare cittadini e imprese. Altre grandi città hanno gli stessi problemi e ovunque si pensa di affrontare la questione con divieti, chiusure, balzelli. E’ probabile che Milano debba, nell’immediato e per breve tempo, usare anche questi mezzi, ma ritengo – ed è il senso della modesta richiesta – che debba battere strade più nuove e audaci. Il territorio, in una visione orizzontale, non può essere creato, ma se ci si pone in una prospettiva verticale, Milano ha altri piani da sfruttare. Ha bisogno di tunnel che decongestionino il traffico di superficie: esperienze fatte all’estero dimostrano che questo sistema si può adottare. Ha bisogno di altre linee metropolitane, sempre utilizzando la dimensione sotterranea. Quella verticale è la dimensione del futuro, si valuti anche la possibilità di realizzare i grattacieli che servono. Sindaco, c’è molto da fare, non trova?
Una volta dati alla città la mobilità, il dinamismo, la libertà di cui ha bisogno ci sarà altro da fare. Girare in tondo per il semplice gusto di farlo non ha senso. Il Comune si dovrà preoccupare di usare i suoi mezzi per favorire il vero primato della città: il gusto d’intraprendere e di lavorare.