Cento giorni senza «civiltà» La spedizione lunga 19 anni

Il tour nato da un’idea dell’ex rallista Maurizio Rossi

da Kuala Lumpur
Facce pulite, sorriso sulle labbra e adrenalina alle stelle. Le sei ragazze dell'edizione 2007 di Donnavventura, il reality che andrà in onda da gennaio 2008 su Retequattro, sono state messe a dura prova dalla spedizione no frills che quest'anno ha toccato il Sud Est Asiatico. Malesia, Thailandia, Laos, Vietnam, Cambogia, Myanmar, Brunei e Singapore, per un totale di 14mila chilometri da percorrere in 100 giorni. In effetti non si può definire un vero reality perché quello che viene messo in onda è la «scrematura» del materiale girato. In genere per realizzare una puntata occorre registrare circa 10 giorni. Non c'è tempo quindi per truccarsi, fare la manicure o «studiarsi» la parte: la mattina sveglia all'alba, una colazione veloce, si caricano i bagagli sui 4 fuoristrada rosso fiammante, i Triton della Mitsubishi, e via. Si macinano chilometri su chilometri, senza sosta e scavalcando qualsiasi ostacolo, con Maurizio Rossi, produttore e ideatore del programma, a fare da supervisore e coordinatore. Sono le ragazze stesse a guidare - e poi dicono che le donne sono un pericolo al volante - addestrate a puntino per essere pronte ad affrontare le inevitabili insidie. E se succede che il pick-up si va ad impantanare proprio all'ingresso della foresta di mangrovie (nella regione del Sabah) - al volante questa volta c'è Maurizio - in 30 secondi Stefania, Elena, Benedetta, Elisa, Chiara e Silvia hanno già in mano le cinghie per legarlo a un'altra vettura e in un minuto lo tirano fuori dal mare di fango in cui sta affondando. E per sciacquarsi cosa fanno? Immergono le braccia nell'acqua melmosa. In quattro e quattr'otto si rimonta sullo schiacciasassi e si riparte. Tanto si viaggia leggeri, solo un cameraman e nient'altro. Non ci sono né truccatori né parrucchieri a rimettere a posto le «signorine», né tantomeno qualcuno che lava loro biancheria e vestiti.
Ogni sera, infatti, dopo aver rimesso a posto tutto il materiale audio e video e averlo coordinato con i diari di bordo - su ogni auto c'è un diario che va compilato minuziosamente durante il viaggio - ognuna di queste eroine sveste i panni da Indiana Jones per vestire quelli di «bella lavandaia» e fare pazientemente il bucato. Rimangono poche ore per risposare quindi e spesso quelle poche sono anche «scomode», specialmente se capita di dormire sulla Punta del Borneo - tra il mar di Cina e il mar di Sulu - in una «longhouse», la capanna tipica degli indigeni, una lunga palafitta con un'area comune, dove si mangia e chiacchiera finché non arriva il sonno.
Non ci sono letti né finestre. Solo un bagno comune per lavarsi usando una tinozza e un mestolo. «Almeno la doccia c'è, ci si può lavare», dicono le ragazze, che sembrano quasi a casa loro, dopo aver cenato per l'ennesima volta con riso bianco bollito, frutti di mare dal nome impronunciabile, patata dolce e vino di riso. Se domattina sono fortunate a colazione ci sarà pane, marmellata, burro di arachidi e Milo - una specie di Nesquik da sciogliere nell'acqua rigorosamente bollita - un vero lusso da queste parti. Intanto si è scatenato un temporale che, con tremende raffiche di vento in certi momenti scoperchia anche il tetto. Nessuna paura: le Donnavventura si vestono di tutto punto con kway, felpe, cappelli e si infilano nel sacco a pelo, non troppo distanti l'una dall'altra per stare un po' più riparate. Fanno amicizia in fretta, in queste condizioni, anche se periodicamente alcune di loro vengono sostituite, a discrezione di Maurizio o in base alle loro esigenze personali. Infatti dalle selezioni escono 12 giovani donne che si alternano nel viaggio.
Ogni tanto qualcuna si ammala - una volta tutto il gruppo è stato colto da un'intossicazione alimentare - e allora viene lasciato riposare per qualche giorno finché non si riprende. Un team «modulabile» che, se non scelto secondo rigidi criteri, potrebbe dare dei problemi. «Quest'anno abbiamo avuto una giornata in meno per le selezioni - spiega capospedizione Maurizio - e ci siamo trovati con un gruppo di ragazze molto capaci tecnicamente, per esempio alla guida, ma poco abili come reporter, e un altro gruppo dotato come reporter e in difficoltà con la guida. Questo ha creato dei contrattempi all'inizio, specialmente considerando che in questa esperienza l'elemento umano è fondamentale. A questo va aggiunto che l'area del Sud Est asiatico non è assolutamente una zona “facile”, per la burocrazia, per le leggi, per i governi, talvolta anche per le persone poco abituate a trattare con turisti o visitatori in genere».
Per attraversare il Vietnam, per esempio, la spedizione è stata scortata da una pattuglia della polizia che a sirene spiegate ha seguito ogni singolo spostamento di Donnavventura per tutti i 3.800 chilometri necessari per andare dal Nord al Sud del Paese. «Era l'unico modo per poter viaggiare - osserva Maurizio - perché mentre negli altri Paesi la guida è a destra, all'inglese, in Vietnam si guida a sinistra, come in Europa e le auto, come le nostre, con la guida a destra, non possono circolare. In pratica, eravamo in collegamento costante con gli uomini della pattuglia che facevano esattamente quello che volevamo noi. Li avvertivamo via radio quando avevamo necessità di sostare e ripartivano quando eravamo pronti. Il tutto con queste sirene assordanti, che venivano azionate soprattutto nei luoghi trafficati. Ho segnalato l'impresa anche al comitato del Guinness dei Primati, come tratta più lunga mai percorsa sotto scorta». Chissà che le Donnavventura non trovino uno spazio persino in uno dei libri più famosi del mondo.