Ma Cento giustifica i tagliagole

Il sottosegretario verde è sicuro: «Non sono quelli che sembrano» E sullo sgozzamento dell’autista: «In guerra sono cose che capitano...»

da Roma

Se non sul tavolo del Consiglio di sicurezza dove Massimo D’Alema sta cercando di far digerire agli alleati una conferenza di pace coi Paesi confinanti con l’Afghanistan, sui divani del Transatlantico è calata come un macigno di sfondamento la proposta di Paolo Cento, verde movimentista ma pure sottosegretario di governo, per l’esattezza all’Economia. Il quale non s’accontenta di aggiungersi al coro dell’estrema che plaude alla proposta di Piero Fassino di chiamare al tavolo dell’ancora e tutta ipotetica conferenza di pace sull’Afghanistan anche i talebani, ma rilancia esaltando i guerriglieri integralisti. Dice che «in questa vicenda», cioè il sequestro e la liberazione del giornalista italiano, i talebani «hanno dimostrato di essere una realtà molto diversa da come è stata descritta».
All’Onu probabilmente er piotta non lo conoscono, ma sanno certamente che seppur D’Alema non giunge a proporre di far sedere anche i talebani al tavolo delle trattative, lo fa il segretario del suo autorevole partito. E l’assoluzione piena dei talebani officiata dal sottosegretario Cento rischia di rivelarsi controproducente per il lavoro del ministro degli Esteri. Certamente, provoca reazioni, polemiche e divisioni nello stesso centrosinistra.
Il ragionamento che Cento ha sviluppato ieri ai microfoni di Radio Radicale è esemplare e in realtà rivelatore del pensiero comune all’ala sinistra dell’Unione. C’è probabilmente anche una scelta tattica, rimarcare cioè le proprie ragioni per superare i dubbi e le resistenze dei senatori più pacifisti, in vista del voto sul rifinanziamento delle missioni militari in calendario la settimana prossima. Però è sincero, e dà voce anche agli altri, quando afferma che Stefano Mastrogiacomo è stato liberato «per il ruolo decisivo dei pacifisti» come Gino Strada, dunque «ne esce ridimensionato il ruolo delle operazioni militari», ed è stato «positivo» inserire nel decreto di rifinanziamento della missione in Afghanistan «il riferimento alla missione di pace, arricchito con la proposta politica assolutamente condivisibile esplicitata da Fassino, che è quella di far sedere al tavolo di questa conferenza di pace anche i talebani». Sì, i talebani, che per Cento «sono l’altra novità di questa vicenda perché hanno dimostrato di essere una realtà molto diversa da come è stata descritta: hanno gestito, ovviamente dal loro punto di vista, politicamente questa situazione e non c`è dubbio che se si vuole la pace in Afghanistan i talebani devono essere parte di quel dialogo, l’obiettivo nostro deve essere quello di far prevalere la parte più moderata, meno integralista della complessa realtà dei talebani». All'obiezione di chi gli ricorda che i talebani hanno sgozzato l'autista di Mastrogiacomo, Cento ha pronta una risposta da brivido: «Purtroppo questo è il dramma, la tragedia della guerra e di chi risponde alla guerra», e che «guerra e terrorismo sono due facce drammatiche della stessa medaglia».
Più che con Cento, Peppino Calderola se la prende con Fassino che ha lanciato l’idea «inquietante», rimproverando: «Ha senso far sedere i talebani al tavolo della pace se prima li sconfiggi: li inviti adesso, e quelli vengono convinti di aver vinto». Sono in molti nell’Unione, a dirsi contrari all’apertura ai talebani. «Non mi convince», dice Enrico Boselli definendola «una cosa sbagliata che rischia di portarci in un vicolo cieco». Per Massimo Donadi di Idv (i dipietristi) è quanto meno una proposta «azzardata». E pure Lamberto Dini, che apprezza gli sforzi di D’Alema, dice che in Afghanistan ora «bisogna vincere»: dopo, la presenza dei talebani sconfitti sarà di «secondaria importanza».
Insomma, il centrosinistra è decisamente diviso, anche se ieri sera la segreteria Ds ha bollato come «strumentali» le polemiche sulla proposta di Fassino, come se le critiche venissero soltanto dall’opposizione. Così, anche ieri son tornati a dar manforte a Fassino lo stesso Fausto Bertinotti - «Per uscire dalla guerra si tratta», ammonisce il presidente della Camera - nonché il ministro Paolo Ferrero difendendone la «proposta sensata». E poi i capigruppo del Prc Gennaro Migliore e Giovanni Russo Spena, quelli del Pdci Manuela Palermi e Pino Sgobio, e il verde Angelo Bonelli.