Cento: "Io sto con le curve: il governo sbaglia tutto"

Il sottosegretario all'Economia: "Molte cose dovranno essere oggetto di riflessione in Parlamento"

Roma - «Solo una premessa».
Prego sottosegretario Cento.
«Va detto che parliamo di misure che nel complesso sono positive. Per la prima volta sia il mondo del calcio che il governo e il Parlamento (opposizione compresa) non hanno girato le spalle di fronte a una emergenza. Bisogna prenderne atto, perché non si può sempre dire “no” a tutto».
Detto da lei, che si è sempre battuto contro le misure restrittive negli stadi, fa un certo effetto. Eppure aveva parlato di "luci e ombre"...
«Diciamo che ci sono alcune decisioni che mi auguro siano oggetto di un’ulteriore riflessione, soprattutto durante l’iter parlamentare».
Iniziamo con il divieto delle trasferte organizzate?
«Un errore tecnico, un controsenso. Anche dal punto di vista dell’ordine pubblico. E lo dico da persona che va allo stadio ed è stata in trasferta».
Si spieghi.
«Un esempio: cosa capiterà fra un anno al prossimo Catania-Palermo? Che tre o quattromila palermitani si procureranno il biglietto da soli e si ritroveranno allo stadio. In poche parole, invece di muoversi in maniera organizzata saranno dei cani sciolti. Io paradossalmente farei l’opposto: ci si muove solo organizzati. Credo che in questo modo si renderebbe anche meno oneroso il lavoro delle forze dell’ordine che avrebbero più facilità nel prevenire l’infiltrazione di teppisti. E allo stesso tempo non si penalizzerebbero i tifosi per bene. Mi auguro che il Viminale ci rifletta».
L’estensione della flagranza entro le 48 ore dal reato la convince?
«Ero contrario ai tempi del pacchetto Pisanu, quando l’estensione era di 36 ore, resto contrario oggi. Peraltro, ho visto che molti tecnici del diritto hanno già sollevato perplessità costituzionali. C’è una soglia di garanzie individuali che questo Paese deve saper mantenere anche nei momenti più aspri della lotta al terrorismo, alla criminalità o alla violenza negli stadi».
Altro punto chiave è il divieto di rapporti tra società e tifosi. D’accordo?
«Anche qui, come per le trasferte, il proibizionismo è di scarsa utilità, direi anacronistico. Anzi, per come la vedo io rapporti trasparenti tra tifoserie e club avrebbero solo effetti salutari. Condivido, invece, la necessità di rescindere rapporti poco trasparenti tra società e tifosi quando si tratta di legami economici o finanziari».
Insomma, se deve scegliere tra le curve e le società lei...
«... io scelgo le curve, ma dirò di più».
Dica.
«È il momento di smetterla con l’ipocrisia delle grida manzoniane che si levano a ogni tragedia. Perché molti di quei politici che oggi chiedono leggi speciali sono gli stessi che - pressati dalle lobby dei club e dai Comuni - quatti quatti votano a favore delle deroghe al pacchetto Pisanu».
Teme accada anche con le misure di oggi?
«Faccio professione di buona fede, però starò all’erta. Si è voluto mettere all’indice la lobby delle curve e ora io sono pronto a vigilare su tutte le deroghe che il Parlamento darà alla lobby delle società».
L’uscita di Caruso come la giudica?
«Non avrei detto quelle cose, soprattutto nel giorno del funerale. Le parole non sono neutre e vanno sempre collocate nel momento in cui le pronunci. Che poi in Italia vi sia un problema nella gestione dell’ordine pubblico lo testimoniano le decine di processi in corso, a partire da Genova».