Cento milioni di nuovi tagli per il «Corriere»

Al «Corriere della Sera» non bastano i tagli fatti finora. Il cda di Rcs Mediagroup ha incrementato di 100 milioni l’obiettivo di contenimento dei costi previsto dal piano triennale 2011-2013 dell’ad Antonello Perricone (nella foto). Lo si è appreso ieri, tramite una nota della società editoriale in cui viene ricordato che l’obiettivo iniziale di 200 milioni del piano di interventi varato nel 2009 è stato «ampiamente superato», generando ad oggi benefici complessivi per 247 milioni. Il gruppo, che prevede ulteriori effetti positivi nell’ultimo trimestre del 2011, ha implementato un nuovo intervento sui costi in Spagna e in Italia, da cui prevede benefici per 100 milioni. Intanto il gruppo Rcs, che ieri ha esaminato i conti del terzo trimestre, ha chiuso i primi 9 mesi dell’esercizio con ricavi in lieve calo da 1,55 a 1,51 miliardi, mentre il risultato netto è negativo per 25,5 milioni contro una sostanziale parità dell’anno scorso. L’indebitamento netto finanziario è salito da 970,8, a parità di perimetro, a 981,7 milioni rispetto all’analogo periodo precedente. Nei primi 9 mesi del 2010 Rcs aveva realizzato un utile di 0,7 milioni, mentre il risultato operativo è sceso da 40,5 milioni del 30 settembre 2010 a 6,1 milioni dello scorso 30 settembre. I ricavi pubblicitari sono scesi da 527,3 a 515,8 milioni, a causa anche dell’assenza di eventi sportivi rilevanti, che erano invece in calendario nell’analogo periodo precedente, mentre all’area quotidiani in Spagna è in sostanza attribuibile il calo di 27,3 milioni dei ricavi diffusionali, scesi complessivamente di 30,1 milioni a 807,9 milioni. Dopo l’annuncio di nuovi tagli il gruppo Rcs è stato premiato dalla Borsa, ma l’euforia è durata poco. La seduta si stava chiudendo in bellezza, ma poi il titolo ha virato all’ultimo istante gelando gli entusiasmi. Di sicuro si è rivista la vulnerabilià di un titolo con un flottante risicato: gli scambi non riguardano più del 12% del capitale, essendo la quota rimanente salda nelle mani dei grandi soci, dentro e fuori dal patto di sindacato. Le azioni, che avevano aperto a 0,683 euro fino al massimo di 0,725 euro (+3,1%), per poi chiudere in flessione dello 0,57% a 0,699.