Cento, il paladino degli ultrà: «Scarcerate gli Irriducibili»

da Roma

Giusto due giorni fa invocava la liberazione di quattro ultrà della Lazio detenuti in carcerazione preventiva da mesi, ma alle prese con accuse molto pesanti. Così ieri, per non cappottarsi del tutto, ha evocato gli scontri di Catania non come fenomeno teppistico-sportivo, ma da collocarsi nel «disagio sociale visto già lo scorso anno nelle periferie parigine».
Uomo tutto d’un pezzo Paolo Cento, sottosegretario all’Economia, già noto come er piotta nelle borgate della capitale. Non deflette se non quando è proprio costretto a farlo per superiori ragioni di partito, nel caso, i Verdi. Aveva un Suv e se ne dichiarava innamoratissimo. Poi le richieste di espellerli dalle città di Pecoraro Scanio o il superbollo fatto intravedere da Padoa-Schioppa l’hanno convinto a venderlo. Ma è stato il solo cedimento che gli si conosce. Per il resto è fermo sulle sue posizioni. Soprattutto nella difesa degli ultrà che ben conosce avendo a lungo frequentato la curva sud dell’Olimpico (quella romanista) e poi è finito per divenire il presidente del Roma Club Montecitorio, alla faccia di D’Alema che pare aspirasse, tanto da esser premiato qualche tempo fa dalla tifoseria assieme a Fabrizio Cicchitto (di Forza Italia) col grado di «centurione giallorosso».
L’incarico, che ai tempi dell’impero di Augusto era riconducibile a compiti di polizia, si guarda comunque bene dall’esercitarlo. Per lui gli ultrà so’ regazzi con cui occorre dialogare e confrontarsi e non da colpire a ogni stormir di fronde. A giugno scorso ne invitò un manipolo alla Camera, un po’ da tutta Italia contro le 2.200 diffide partite dalle questure della penisola. «È la repressione attuata dalle forze di polizia che genera la violenza» il refrain che si ascoltò allora. Oggi, dopo i fatti di Catania, per Cento la musica non cambia: «Le leggi che puntano sulla repressione sono inutili. Bisogna coinvolgere i tifosi, chiedendo la loro collaborazione per isolare le frange più estremiste. E non bisogna criminalizzare la tifoseria. Per questo sostengo che quando si discute di nuove norme sul calcio e sulla sicurezza degli stadi è indispensabile coinvolgere i tifosi della curva», dice. Ignorando in parte o del tutto che proprio alla «gestione della sicurezza nello stadio» mirano parecchi gruppi di ultras, che in questo modo riescono sostanzialmente a ricattare le società per evitare incidenti. Cosa che a quanto pare è avvenuta in parecchie città italiane, dove i presidenti dei club, perché le cose filassero lisce, si son trovati a dover sborsare palate di quattrini ai capi-tifosi delle curve.
Ma Cento marcia spedito: il cuore oltre l’ostacolo. Ultrà liberi, il suo canto di battaglia, impreziosito dall’adesione al condono mastelliano. Peccato che ai tempi di Calciopoli si fosse invece dichiaratamente schierato per Moggi in galera e retrocessione per tutti o quasi i coinvolti. Ah, ma lì non era nelle vesti di politico, quanto di «centurione», visto che la Roma poteva finire, come finì, in Champion’s.