«Centodiecimila euro per un tugurio»

Che la casa sia un bene rifugio è certo. Ma è altrettanto certo che la casa non sia più un bene acquistabile da chi vive del proprio lavoro. La lettera che segue, e che volentieri pubblichiamo, ne è una prova.

Vorrei raccontarvi la mia esperienza. Ho 33 anni e lavoro come impiegata. Desidero andare a vivere da sola e devo e voglio farcela con le mie forze (leggi: il mio stipendio) non avendo una famiglia che può aiutarmi. Così, con le mie limitate risorse, ho cominciato a guardarmi intorno in cerca di un appartamentino da acquistare, per il quale posso affrontare un mutuo totale, al massimo, di 100-110.000 Euro, che sono comunque sempre 200 milioni di vecchie lire. Bè, intorno a quella cifra ho visto cose allucinanti: un loculo di 25 mq senza bagno in cima ad un monte, due stanzini in un cavedio completamente buio con una sola finestra vista muro e via di questo passo. Nel levante genovese, ok, comunque non nei quartieri più «in».
E penso che questi siano prezzi assurdi, grotteschi, oltraggiosi, e che sia vergognoso mettere in vendita orrori simili a quelle cifre. Ma nessuno controlla? Gli agenti immobiliari possono fare tutto quello che vogliono? Non c’è un’autorità che verifichi la presenza di certi parametri di minima abitabilità e decoro? Perché nessuno dice niente? Io voglio lamentarmi, sono stufa di essere presa in giro, lavoro onestamente e credo di avere diritto ad un’abitazione che sia almeno dignitosa. Oppure questo diritto ce l’ha solo chi ha i famigliari che pagano al suo posto? Perché se è così, allora chi si rimbocca le maniche e cerca di farcela da solo è stupido e oltre che cornuto si ritrova anche mazziato: vera meritocrazia! Qualcuno sa darmi una risposta? Grazie.