Centomila tesserati? Solo un primo traguardo

Avanti i primi centomila iscritti. La Federazione italiana golf ce l’ha fatta, ha sfondato il muro che solo pochi anni fa sembrava incrollabile. E bravo Franco Chimenti, che della Fig è il presidente: qualche merito l’avrà pure, visto che durante la sua gestione il numero dei tesserati è praticamente raddoppiato. Certo, era fisiologicamente inevitabile che anche gli italiani – buoni ultimi- scoprissero il fascino di questo sport che è tra quelli più praticati al mondo. E che le Istituzioni afferrassero l’importanza di un gioco pesantissimo sulla bilancia economica del turismo.
Però, se è stato possibile raggiungere il traguardo in tempi relativamente brevi, è anche perché la politica federale è totalmente cambiata rispetto al passato. Il golf azzurro, fortunatamente, non è più il fortino dentro al quale per decenni s’erano arroccati gli appassionati che mal gradivano l’idea che la «loro» disciplina potesse diventare popolare, come nel resto del pianeta, e respingevano gli attacchi di quanti cercavano d’entrarvi. Chimenti ha spalancato porte e finestre permettendo a chiunque almeno di provare a stringere un bastone tra le mani. Il risultato è qui. E come sempre i numeri non sono opinioni.
Il numero degli iscritti alla Federgolf avrebbe comunque un valore relativo se non fossimo convinti che – elementare statistica - allargando la base dei praticanti aumentino le possibilità di trovare nuovi campioni. Non è certo un caso se, ora, l’Italia del golf conta finalmente qualcosa in campo internazionale. Cosa che, in passato, è accaduta soltanto con Costantino Rocca, fuoriclasse indiscusso, che ha rappresentato una meravigliosa eccezione in un deserto di promesse mancate. Ora il golf tricolore porta il nome di Francesco Molinari, numero 37 al mondo. Ma anche quello di suo fratello Edoardo, dominatore nel Challenge e neo promosso nel Tour maggiore. O dei vari Pavan, Gagli, Tadini… E ci sono fenomeni come Matteo Manassero, che a 16 anni è più popolare in Inghilterra che qui da noi, o come Domenico Geminiani, che a 13 anni è già una «star» negli Usa. Lo stesso vale in campo femminile, un nome per tutti, Diana Luna, che – prima italiana nella storia – è stata chiamata a far parte della rappresentativa europea contro quella americana, la Solheim Cup, e che in questa stagione ha conquistato ben due Open.
Ora, che finalmente il golf è entrato un gioco Olimpico (il debutto nel 2016), l’Italia c’è. E chissà se allora non saremo qui a festeggiare i duecentomila tesserati…