Centrale a carbone, l’Authority fa nero Marrazzo

Gian Maria De Francesco

da Roma

Enel da ieri è più vicina alla realizzazione della centrale a carbone di Civitavecchia, bloccata con un escamotage dalla giunta di centrosinistra della Regione Lazio. Il governatore Piero Marrazzo ha, infatti, firmato due ordinanze di sospensione dei lavori. Una relativa alla mancanza della valutazione di impatto ambientale (Via) della diga necessaria per l’attracco delle navi carboniere in condizioni meteorologiche avverse e l’altra relativa ai lavori di dragaggio. Risultato: lo stop ai lavori di riconversione dell’impianto che costa a Enel 100mila euro al giorno. Ieri l’inaspettato colpo di scena.
«La darsena per il carbone e la darsena energetico-grandi masse sono due opere distinte entrambe in regola con la valutazione di impatto ambientale (Via). La Regione Lazio verifichi pure l’iter procedurale delle due opere infrastrutturali, ma si renderà conto che abbiamo ottenuto due Via distinte», ha detto il commissario straordinario dell’Autorità portuale di Civitavecchia, Giovanni Moscherini. Il decreto sblocca-centrali emanato dal governo Berlusconi, ha ricordato il commissario, ha individuato nel ministero delle Attività produttive (Map) il soggetto deputato a occuparsi dell’iter. «Il Map - ha aggiunto Moscherini - ha concesso le autorizzazioni, il ministero dell’Ambiente ha rilasciato la Via e l’Authority ha concesso le aree demaniali avviando poi i controlli sulle opere». Ma c’è di più: il dragaggio contestato fa parte dei lavori «autorizzati alla Compagnia Porto Civitavecchia per la realizzazione della darsena energetico-grandi masse».
La discussione del ricorso di Enel al Tar del Lazio contro l’ordinanza della Regione, rinviata giovedì scorso al 20 aprile, potrebbe pertanto diventare più semplice. Secondo quanto si apprende, infatti, gli argomenti che gli avvocati di Enel si apprestano a far valere erano gli stessi citati dal commissario straordinario.
In caso di accoglimento del ricorso, l’Unione, divisa fra «sì» alla centrale e «no-coke», dovrebbe procedere nuovamente a una conta interna. Il via libera definitivo all’impianto sarebbe invece una notizia positiva per i 2.800 lavoratori che saranno coinvolti complessivamente nel cantiere. Ma soprattutto garantirebbe gli 1,5 miliardi di euro (dei quali 500 milioni destinati all’italiana Ansaldo per la realizzazione delle caldaie) dell’investimento di Enel, già pronta a rivalersi contro il governatore Marrazzo.