«La Centrale è l’eldorado dei rom»

Una barista: «Spesso al momento del conto i clienti scoprono di non avere più il portafogli»

Altro che biglietto da visita della città. La stazione Centrale, da sempre il primo impatto con Milano per chi «sbarca» nella metropoli - anche agli occhi di un passante disattento - appare ormai irriconoscibile. Meta preferita di bande di piccoli nomadi esperti borseggiatori, ora attraversare piazza Duca d’Aosta senza rischiare di venire alleggeriti è diventato un vero e proprio terno al lotto.
«Lavoro stabilmente davanti all’uscita della metropolitana da almeno un anno e mezzo - racconta Stefano - e ormai siamo più che abituati a certi fenomeni». Perché il modus operandi dei baby-borseggiatori è sempre lo stesso. «Seguono furtivamente le loro prede per tutta la piazza - prosegue -; aprono con indifferenza borse e borselli e rubano di tutto: dai portafogli ai cellulari». «È esattamente così - gli fa eco Andrea, un suo collega -: a me hanno rubato il cellulare proprio in questa maniera. Basta distrarsi un momento e loro entrano in azione». «Senza esagerare - concludono i due - in un giorno con pochi controlli abbiamo visto un centinaio di tentativi di borseggi, falliti o andati a segno». Tutelati dalla loro minore età e sicuri di tornare in libertà poche ore dopo l’arresto, questi ragazzini vedono la stazione Centrale come un’immensa «gallina dalle uova d’oro». E anche i maggiori controlli di polizia e carabinieri, sembrano essere solamente una cura palliativa e temporanea. «Passo da piazza Duca d’Aosta tutte le mattine - spiega Vito che ancora non ha perso il forte accento siculo nonostante risieda a Milano da 49 anni - e non ho mai visto così tante pattuglie della polizia». Il risultato? «Ora è più difficile vederli "all’opera" ma basta spostarsi di qualche centinaio di metri per ritrovarli». Un sistema che pare ormai difficilissimo da debellare. «Fino a quando non si stanerà chi comanda questi ragazzini - sentenzia l’uomo - si continuerà ad assistere a scene come quella che mi è capitato di vedere l’altro giorno: un gruppo di una decina di minorenni ha accerchiato e malmenato un uomo che aveva bloccato il tentativo di scippo di uno di loro».
Ansia, degrado e senso di abbandono: anche i gestori dei negozi limitrofi sono vicini all’esasperazione. «Non è più una zona vivibile - racconta Martina, che gestisce un bar di piazza Duca d’Aosta -. Vengono a rubare in questa zona perché sanno di trovare bottini sostanziosi: non a caso i bersagli preferiti sono i turisti. Più di una volta, al momento di pagare la consumazione, si accorgono di essere stati scippati». E così viaggiare con le borse tenute strette sotto il braccio sta diventando un’utile usanza. «Si incontrano immigrati di ogni nazionalità - raccontano all’unisono Annalisa e Benedetta, originarie di Massa Carrara, turiste per qualche giorno a Milano - e dopo quello che abbiamo letto e sentito siamo molto in apprensione. Basta guardare come stringiamo i nostri borsoni».
Forse non resta che fare come Cesare, trentenne romano, di passaggio a Milano per lavoro. «Vedi - spiega mostrando il braccio abbronzato con un evidente segno bianco lasciato dall’orologio -. Porto sempre l’orologio. Oggi lo tengo in tasca perchè voglio evitare noie».