Centrale del latte: un comitato di ex dipendenti per avere giustizia

Michela Giachetta

I dipendenti comunali scendono in campo contro il loro datore di lavoro. Formando un comitato. Il motivo è la sentenza del Tribunale amministrativo regionale sulla Centrale del Latte, dello scorso 20 aprile, che di fatto ha annullato la svendita alla Cirio nel 1997 per 80 miliardi di lire.
Con la stessa decisione il Tar ha bollato come illegittimo il comportamento tenuto dal Campidoglio, all’epoca governato da Francesco Rutelli, nella procedura di privatizzazione dell’azienda, che poco tempo dopo è passata nelle mani della Parmalat di Calisto Tanzi, per 180 miliardi.
Ma ora potrebbe tornare di proprietà del Comune. Questa è una delle opzioni che i i giudici amministrativi hanno riconosciuto all’amministrazione capitolina. L’altra è che venga annullato l’originale contratto stipulato fra Cirio e Comune e sia indetta una nuova gara.
I dipendenti comunali, attraverso il loro comitato, chiedono il rispetto di questa sentenza. «Dal contratto stipulato fra l’amministrazione capitolina e Sergio Cagnotti noi siamo stati danneggiati - spiega Massimo Caldarigi, dipendente capitolino - Dal 1997, per 5 anni, infatti, il nostro datore di lavoro è stata la Cirio. Scaduto quel periodo, abbiamo esercitato il nostro diritto di opzione chiedendo di ritornare a lavorare per il Campidoglio, ma non ci sono stati riconosciuti gli scatti di anzianità».
«Di fatto - continua Caldarigi - lavoro per il Comune dal 1976, però, oggi grazie a quell’accordo, risulto un dipendente ex novo. Con tutti i danni, soprattutto economici, che ne conseguono».
Nella stessa situazione di Caldarigi ci sono altre 145 persone. Ecco perché si è formato il comitato. «Il Comune ci ha trattato veramente male - continua il dipendente - Se ci fosse stata un’amministrazione di centrodestra, il sindacato avrebbe rivoltato mari e monti, invece non è accaduto nulla».
Non solo non è accaduto nulla, ma secondo quanto dichiara lo stesso Caldarigi, «i sindacati stanno facendo di tutto per impedire la formazione del nostro comitato». Eppure la sentenza del Tar è chiara, a tal punto che contro quel provvedimento il Comune ha deciso di fare ricorso al Consiglio di Stato.
Il tribunale amministrativo, infatti, sancendo la nullità di quella cessione, riconosce al Campidoglio la libertà di «adottare discrezionalmente i conseguenti provvedimenti (che non necessariamente potrebbero essere di indizione di una nuova gara, ma ipoteticamente anche di rinuncia alla dismissione delle quote della Centrale del latte)», e impegna il Comune «ad adottare un espresso provvedimento, coerente con quanto statuito con la presente sentenza di riconoscimento della nullità della procedura di aggiudicazione posta in essere».
Al fianco di questo procedimento amministrativo, i dipendenti comunali hanno promosso anche una causa civile, chiedendo il riconoscimento degli scatti di anzianità. «Abbiamo perso il primo grado di giudizio - spiega Caldarigi - perché in base all’accordo stipulato fra Cragnotti e il Comune, nel caso in cui noi avessimo deciso, come è avvenuto, di ritornare a lavorare per il Campidoglio, avremmo perso tutte le nostre competenze. Per questo ora chiediamo, attraverso il nostro comitato, l’annullamento di quell’accordo».
Intanto, però, i dipendenti comunali hanno presentato ricorso in appello contro la sentenza del Tribunale civile. Evidentemente la speranza che il Comune faccia qualcosa autonomamente per i suoi dipendenti non è così alta.