Centrale del latte: il Comune s’appella al Consiglio di Stato

Daniele Petraroli

Per conoscere il destino della Centrale del Latte di Roma occorrerà ancora del tempo. Il Campidoglio, infatti, ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato dopo la sentenza del Tar del Lazio lo scorso 20 aprile che di fatto ha annullato la vendita alla Cirio nel 1998. Il 21 maggio, termine ultimo entro il quale la giunta capitolina dovrà stabilire il da farsi, come da dispositivo della sentenza, passerà quindi senza scossoni. Ma il futuro rimane incerto. La Centrale del Latte appartiene dal 1999 alla Parmalat che la acquistò dal gruppo di Cragnotti ma adesso è possibile possa addirittura tornare proprietà del Comune di Roma. «Prendiamo atto della sentenza del Tar - commenta l’assessore capitolino al Bilancio Marco Causi - non la condividiamo e siamo pronti a ricorrere al Consiglio di Stato con piena fiducia nelle nostre ragioni». Critica invece Alleanza nazionale che da oltre dieci anni combatte contro la dismissione della Centrale. «Chiedo al sindaco Veltroni - attacca il candidato della Cdl Gianni Alemanno - di prendere atto della sentenza per riacquisirla e indire una nuova gara per dare la possibilità agli allevatori di comprarla».
Ma andiamo con ordine. Da quando nel 1993 la giunta Rutelli decise di privatizzare l’azienda capitolina le polemiche non sono mai mancate. «Si trattò di una vera e propria svendita di uno dei gioielli del nostro Comune - racconta Teodoro Buontempo (An) -. Basti pensare che una perizia del 1990 aveva stimato in 177 miliardi di lire il suo valore e che otto anni più tardi il Campidoglio la cedette alla Cirio per appena 75 miliardi diventati poi 106. Credo serva un’inchiesta di carattere penale perché i cittadini romani sono stati truffati. Chi comprò guadagnò circa 200 miliardi di lire». È l’anno successivo, infatti, che innesca i ricorsi che durano ancora oggi. Nel 1999 la Cirio vende la Centrale ad Eurolat (società poi incamerata da Parmalat) venendo meno così agli accordi contrattuali che vietavano espressamente la cessione del pacchetto di maggioranza nei primi cinque anni. Da lì il primo ricorso di Fattoria del Latte Sano, concorrente di Cirio, su cui ora dovrà pronunciarsi il Consiglio di Stato. «An è stata ed è contraria a una privatizzazione sbagliata, fallimentare e poco trasparente - le parole del consigliere comunale di An Luca Malcotti -. Dall’inizio di questa vicenda sosteniamo che la Centrale del Latte dovesse essere data in mano ai piccoli produttori invece che divenire, com’è accaduto, l’oggetto delle speculazioni dei grandi gruppi e delle multinazionali». Attualmente gli agricoltori sono il 16 per cento degli azionisti, il 4 appartiene ancora al Comune mentre il 75 per cento, appunto, è nelle mani di Parmalat. «È evidente che l’attuale gestione della Parmalat non ha colpe - precisa Alemanno - e quindi avrà diritto a un risarcimento. Oggi però dobbiamo far sì che gli agricoltori del Lazio non siano più una piccola quota nel pacchetto societario».