Centrale del latte, il comune è smemorato

Pierangelo Maurizio

Piove sul latte versato eccetera eccetera, o si potrebbe parafrasare qualche altro vecchio adagio. Il fatto è che la clamorosa sentenza del Tar non ha solo stabilito che l’atto con cui la giunta Rutelli nel ’97 cedette l’azienda a Sergio Cragnotti, il quale poco dopo la rigirò a Calisto Tanzi in un modo che sollevò e continua a sollevare molte perplessità, è da considerarsi carta straccia: il Campidoglio tuttora ne è il legittimo proprietario anche se fa di tutto per non accorgersene. Ma il Tribunale amministrativo ha anche stabilito che il Comune avrebbe dovuto fare entro 30 giorni una delle due seguenti cose. O con una formale delibera rinunciare alla dismissione, oppure indire una nuova gara. Solo che il termine dei 30 giorni è scaduto da parecchio e l’amministrazione capitolina continua a far finta di nulla.
La decisione del Tar, esplosiva quanto passata nel silenzio generale, è infatti del 20 febbraio scorso. La sentenza accoglie in buona parte il ricorso presentato fin dal 2000 dalla Ariete Fattoria Latte Sano Spa contro il Comune, la Cirio Spa e la Cirio Finanziaria, nonché contro la Parmalat. Il verdetto dei giudici definisce «illegittimo il silenzio-rifiuto» opposto dal Campidoglio alle richieste della Latte Sano. Proviamo a uscire dai tecnicismi e cerchiamo di capire. Che cosa è successo?
Il 18 luglio 2000 la Latte Sano aveva diffidato il Comune a dar seguito alla cessione della Centrale sostenendo che, per come era avvenuta la vendita alla Cirio per 80 miliardi di lire e soprattutto per come in palese violazione del contratto la Cirio poco dopo la rivendette alla Parmalat per 180 miliardi, era del tutto illecita. Ma il Campidoglio fece spallucce.
Quindi il Tar ora ha dato ragione alla Latte Sano. Scrivono i giudici della seconda sezione - Roberto Scognamiglio, presidente, Antonio Micuzzi e Floriana Rizzetto, relatori - che hanno emesso la sentenza: «Viene ordinato al Comune di Roma di adottare entro il termine di 30 giorni dalla notificazione della sentenza un espresso provvedimento, coerente con quanto statuito dalla sentenza del Tar, di riconoscimento della nullità della procedura di aggiudicazione posta in essere». Più chiari di così, è difficile: il Comune deve pubblicamente dichiarare che la vendita della Centrale è nulla, e quindi ne è ancora il proprietario.
Punto secondo, il sindaco Walter Veltroni, che ha ereditato questo pasticcio, decida tra una di queste due opzioni. «Il Comune ha la potestà discrezionale - si legge sempre nella sentenza - di indire una nuova gara o di rinunciare alla dismissione». E anche qui è difficile essere più chiari.
Il Tar ha anche stabilito un congruo indennizzo alla Latte Sano per i danni subiti dalla condotta del Comune, pari al 5 per cento degli utili ricavati dall’azienda nel 2000. Sulla congruità del risarcimento la Latte Sano non è d’accordo e ha presentato ricorso al Consiglio di Stato. Secondo alcuni esperti del settore l’indennizzo si aggirerà «su diverse decine di milioni di euro». Anche il Comune si è appellato al Consiglio di Stato (nella vicenda è l’ultimo grado di giudizio). Va comunque ricordato che nell’intricatissima causa ben tre responsi hanno dato ragione alla Latte Sano.
Ma certamente in gioco non c’è una schermaglia giudiziaria tra un’azienda privata e il Comune. La vicenda, che per la sua portata forse non ha precedenti nella storia dell’amministrazione capitolina, è innanzitutto politica. Inevitabilmente chiama in causa due ministri dell’attuale governo. Nel ’97 quando il consiglio comunale approvò a maggioranza la vendita della Centrale era sindaco Francesco Rutelli, attuale ministro dei Beni culturali, e Linda Lanzillotta, ora ministro agli Affari regionali, era assessore al Bilancio.
Il silenzio, nella maggioranza di centrosinistra ma anche nell’opposizione, che continua ad avvolgere la sentenza del Tar di certo non dirada le ombre.
(pierangelo.maurizio@alice.it)