Centrale del latte, sulle azioni Parmalat fa il gioco delle tre carte

L’ex società di Tanzi rivendica, a suo modo, l’estraneità alla vertenza

Pierangelo Maurizio

La Parmalat nei giorni scorsi con un comunicato ufficiale ha smentito «un presunto obbligo di restituzione delle azioni della Centrale del latte di Roma» secondo «quanto riportato dalla stampa». Vale la pena prenderlo in esame, perché la «stampa» che ha parlato della vicenda sono il Giornale e Finanza e mercati. Il quotidiano finanziario ha parlato di restituzione delle azioni. Su queste pagine, invece, ci siamo limitati a riportare la sentenza del Tar: per le palesi violazioni è nullo il contratto con cui la Centrale era stata ceduta dal Campidoglio a Sergio Cragnotti e da questi al gruppo Parmalat. Inoltre nel prospetto informativo dell’azienda di Collecchio l’ex municipalizzata risulta tra i «beni soggetti ad azioni giudiziarie per l’accertamento di proprietà».
Il comunicato precisa che «la sentenza del Tar Lazio non ha tenuto conto della posizione di assoluta estraneità della Parmalat nella controversia relativa alla privatizzazione e cessione della Centrale del Latte Spa, che ha come unici protagonisti interessati il Comune di Roma (soggetto cedente), la Cirio Spa (soggetto cessionario) e l’Ariete Fattorie Latte Sano Spa (soggetto controinteressato)». E qui comincia la prima sbavatura. A Collecchio non possono fingere di non sapere che il ricorso da cui è scaturita la sentenza esplosiva è stato promosso dalla Latte Sano contro il Comune, la Cirio e la stessa Parmalat.
E se il Tar ha sanzionato il Comune - fino ad ingiungergli di rinunciare alla dismissione o di indire una nuova gara - è solo perché ha competenza unicamente sugli atti della pubblica amministrazione. Ma il passaggio che lascia basiti è un altro. Qualora il Consiglio di Stato, il 19 dicembre, confermasse la nullità della cessione - si legge nel comunicato - questo «non può pregiudicare il definitivo acquisto da parte della Parmalat, dato che il passaggio delle azioni da Cirio a Eurolat è avvenuto nel 1999 in forza dell’aumento di capitale della stessa Eurolat e del successivo conferimento in Eurolat anche delle azioni della Centrale del Latte». Spiegazione: nel 1998 Cragnotti acquista il 75 per cento della Centrale e la conferisce nella sua società Eurolat che attraverso un aumento di capitale viene acquisita nel 1999 dal cavalier Calisto Tanzi. Quindi, Parmalat non vuole restituire un’azione per il semplice fatto che non sono più azioni Centrale del latte ma azioni Eurolat.
E questo francamente, con il massimo rispetto per Enrico Bondi, amministratore straordinario della Parmalat, assomiglia molto al gioco delle tre carte. Ed è inaccettabile: a) perché non si capisce come Parmalat possa ritenere suo un bene acquistato da chi non glielo poteva vendere; b) perché, cosa più importante, la Centrale non è un’azienda qualsiasi. Appartiene a tutti i romani, ha un capitale affettivo enorme, grazie all’altissima professionalità dei lavoratori - nonostante i dissennati giochi della politica - era la più importante azienda produttrice di latte in Italia. Dicono che in ballo ci siano consistenti risarcimenti. Certamente alla Latte Sano da parte del Campidoglio, sull’ordine di decine di milioni di euro. Ma pare che anche la Parmalat sia intenzionata a fare leva sugli indennizzi, magari da mettere sul piatto della bilancia di un’eventuale nuova gara. Allora, dottor Bondi: dica chiaramente cosa vuole. Non ci si metta anche lei ad ingarbugliare una vicenda fin troppo oscura. E scandalosa.
pierangelo.maurizio@alice.it